Login

Iscriviti a Jourdeló

Il salotto di Nonna SperanzaLe Tre Messe basse

di Marinette Pendola

I miei itinerari gastronomici non si sono mai soffermati sul cenone di Natale che si allestiva dopo la Messa di mezzanotte quando, terminata ormai la giornata di magro, ci si poteva concedere ogni delizia. Lo faccio ora con le parole dello scrittore Alphonse Daudet (1840-1897). Il racconto che segue, da me liberamente tradotto e necessariamente abbreviato, è apparso nella raccolta Le lettere dal mio mulino (1878).


- Due tacchinelle al tartufo, Garrigou?...

tacchino ripieno (Miniatura 519x392 px)- Sì, Reverendo, due magnifiche tacchinelle imbottite di tartufo. Ne so qualcosa, sono stato in cucina ad aiutare a farcirle. Sembrava che la loro pelle fosse sul punto di scoppiare tanto era tesa…

- Gesù Maria! Io che amo tanto i tartufi… passami presto la cotta, Garrigou… e oltre alle tacchinelle, che cosa hai visto in cucina?...

- Oh, ogni sorta di cose buone… da mezzogiorno, non abbiamo fatto altro che spennare fagiani, upupe, francolini, galli cedroni. Le piume volavano dappertutto… poi dallo stagno hanno portato anguille, carpe dorate, trote…

- Grosse come, le trote, Garrigou?

- Grosse così, Reverendo… enormi.

- Oh, mio Dio, mi sembra di vederle… hai messo il vino nelle ampolline?

- Sì Reverendo… certo non è quello che berrete fra poco uscendo dalla Messa di mezzanotte. Se vedeste nella sala del castello tutte le caraffe piene di vini di tutti i colori… il signor marchese ha invitato tutti i signori dei dintorni. Sarete almeno quaranta a tavola… ah, come siete fortunato di farne parte, Reverendo!...

- Andiamo, andiamo, figlio mio. Non cadiamo nel peccato di gola, soprattutto nella notte di Natale. Vai ad accendere i ceri e a suonare le campane per la prima messa. Ormai mezzanotte è vicina e non dobbiamo far tardi.

Questa conversazione si svolgeva la notte di Natale di un anno imprecisato del passato fra il reverendo Don Balaguère, cappellano dei Signori di Trinquelage, e il suo chierico… Mentre Garrigou era intento a suonare le campane, il reverendo terminava di prepararsi per la Messa nella sacrestia del castello; e con lo spirito già turbato da tutte quelle descrizioni gastronomiche, andava ripetendosi mentre si vestiva: …tacchinelle arrosto… carpe dorate… trote grosse così!...

Comincia la Messa di mezzanotte. Nella cappella del castello, una cattedrale in miniatura, tutti i ceri sono accesi. E quanta gente! E che abiti! Ecco seduto nel posto d’onore il signore di Trinquelage, in abito di taffettà color salmone circondato dai suoi nobili ospiti. Poi vengono più in basso i grassi maggiordomi, i paggi, gli intendenti. In fondo, le serve, i mezzadri con le loro famiglie. E infine laggiù proprio contro la porta che aprono e chiudono discretamente, ecco i signori sguatteri che, fra una salsa e l’altra, vengono a respirare un po’ d’aria di messa e a portare un odore di cenone nella chiesa in festa. Sarà la vista dei loro berretti bianchi a distrarre l’officiante? O non sarà piuttosto il suono della campanella di Garrigou, questo piccolo diabolico suono che si agita dal fondo dell’altare e sembra che dica ininterrottamente:

- Sbrighiamoci, sbrighiamoci… prima finiamo e prima ci mettiamo a tavola.

Pagina:
Precedente 1 | 2 | 3 Successiva

Ottobre-Dicembre 2009 (Numero 14)

Comune di BolognaCon il patrocinio del Comune di Bologna
© 2005 - 2021 Jourdelo.it - Rivista storico culturale di 8cento
Registrazione Tribunale di Bologna n. 7549 del 13/05/2005 - Direttore Resp. Daniela Bottoni