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Sotto-sotto

di Andrea Trentini

L’episodio di Mangiafuoco ci fa notare che si è portati a seguire chi parla più forte. E l’ambiente del circo, in un’atmosfera felliniana senza tempo, ci porta ad un incantamento che coinvolge la fantasia, ci allontana dalla realtà che sta invece in tutta la sua crudezza nei fili che muovono il burattino e che al pari dei condizionamenti dell’ambiente, della pubblicità e delle paure indotte non ci permettono di essere noi stessi e ci fanno vivere assumendo decisioni prese da altri. Solo Pinocchio, fra gli altri, ha un barlume di coscienza sveglia e riesce ad uscirne. Pinocchio, seguendo Mangiafuoco, disobbedisce al padre che lo aveva mandato a scuola e da questo fatto derivano tutte le sue sventure. Forse è scontato ribadire l’importanza, per un ragazzo, di obbedire ai genitori. Un po’ meno forse che la nostra parte fisica nello scendere attraverso le dimensioni più dense del creato si trova sempre più lontana dal nostro Padre cosmico, la vera essenza di noi stessi, per cui è sempre più difficile fare la sua volontà e fatalmente ci identifichiamo con i nostri sensi fisici perdendo la strada del ritorno.

Quante volte si vanno a recuperare le bucce e i torsoli delle pere, che come Pinocchio si sono disprezzate, un po’ di umiltà fa sempre bene perché la vita dà e la vita toglie ed è meglio essere preparati ad accettare i momenti difficili.

Le_avventure_di_Pinocchio-pag226 (Miniatura 219x191 px)La Fata Turchina è quanto di meglio possa stimolare lo stupore dei ragazzi, ma è anche la consolazione di sapere che se da soli non ce la possiamo fare c’è sempre qualcuno che veglia su di noi e che ci può aiutare. I genitori? L’angelo custode? O magari la Madre - guarda caso - Celeste! Ma è bene essere anche consapevoli che se vogliamo essere veramente aiutati dobbiamo essere sinceri nella sventura specialmente con noi stessi. E comunque non è sempre così scontato. Ad un certo punto Pinocchio cerca la Fata Turchina per trovare conforto per i suoi affanni ma ne trova solo la tomba. Se pensiamo troppo a noi stessi rischiamo di perdere i contatti con chi ci può aiutare, magari perdiamo solo l’indirizzo ma è peggio se perdiamo il collegamento con le nostre parti sottili che, sole, possono ricondurci alla coscienza.

Il naso di Pinocchio che si allunga quando dice le bugie, oltre a caratterizzare il personaggio e a mettere in guardia che le bugie hanno le gambe corte, può darci uno spunto di riflessione sulla somatizzazione delle emozioni indotte dal falso ego. La paura ci fa sudare le mani, l’emozione ci fa battere il cuore, l’ira ci fa aumentare la pressione, come se dentro di noi ci fossero degli esseri che sfruttano il nostro corpo per esprimersi a loro vantaggio.

La vicenda del Paese dei Balocchi è fin troppo evidente per insegnare che l’ozio è il padre dei vizi e che portano al degrado e all’abbruttimento. La trasformazione di Pinocchio in un ciuchino la dice lunga sul tipo di degrado in cui ci si può trovare, e risalire la china può essere duro e doloroso, il che interiormente significa passare attraverso la morte seconda. Morire in noi stessi, nei nostri difetti psicologici. Sotto-sotto possiamo intravedere l’episodio della Divina Commedia dove Dante Alighieri, passando attraverso l’Inferno, incontra le anime di Alberigo dei Manfredi e di Branca d’Oria i corpi dei quali, al momento della narrazione, vivevano ancora nel mondo. Le loro anime erano ritenute talmente compromesse da non avere più nessuna possibilità di riscatto.


Immagine nella pagina:
Illustrazione da "Le avventure di Pinocchio, storia di un burattino", Carlo Collodi, Bemporad & figlio, Firenze 1902.

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Ottobre-Dicembre 2009 (Numero 14)

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