L’occasione è stata, come spesso accade, del tutto fortuita. Una mostra allestita alla rocca di Dozza Imolese, della quale trovate tutti i riferimenti negli appuntamenti a p.43. Ci siamo fatti affascinare dal nome dato alla mostra, La musica automatica, e senza sapere di cosa si trattasse ci siamo presentati con macchina fotografica e taccuino. E siamo entrati in un nuovo mondo. La musica automatica è un argomento vastissimo e approfonditissimo, con una bibliografia sterminata, musei dedicati, fedeli seguaci, profondi appassionati e veri e propri esperti al seguito.
Un automa è una macchina che riesce a operare autonomamente, in maniera meccanica, senza l’intervento dell’uomo. La storia è ricca di automi, sono famosissimi quelli settecenteschi quale ad esempio l’anatra digeritrice di Jacques de Vaucanson o il Turco di Wolfgang von Kempelen. La prima capace di ingoiare granoturco e di espellerlo in veste sensibilmente mutata, il secondo in grado di competere in reali partite di scacchi… salvo scoprire ottant’anni più tardi che si trattava di una truffa. In questa lunga e variegata storia di automi, grande posto trovano gli automi musicali, dedicati quindi alla produzione di musica.
Prima di approdare alla musica automatica dell’Ottocento dobbiamo necessariamente lanciare qualche sguardo sul passato.

Immagine nella pagina:
Scatola musicale con lettura a disco di carta, fine ’800
Con il patrocinio del Comune di Bologna