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La Romagnola nel moto del 1831

di Mauro Bovoli

Il quindicennio che porta dalla caduta di Napoleone ai moti liberali degli anni Trenta è animato dalla diffusione delle società segrete, particolarmente quella dei Carbonari. Nata nel Napoletano durante il regno di Gioacchino Murat, diventa attiva in Romagna in prossimità del moto 1820-21, nel febbraio 1820; già nel 1819 a Lugo ne esistevano due circoli distinti. Nella serie delle indagini poliziesche vengono messi insieme, almeno nei primi tempi, sospetti di affiliazione alla setta con semplici disturbatori della quiete pubblica o profittatori del caos collettivo, fra cui le guardie campestri assunte dai proprietari per difendere le loro terre dalla delinquenza comune largamente diffusa. La notte è passata calma. Un ponte di legno sul Canale de’ Molini a Bizzuno… è stato dato al fuoco. Si dice siano stati i colpevoli o i Campestri o i Faziosi, riferisce un dispaccio del 1827.
Ingresso alla Rocca di Lugo (Miniatura 381x328 px)Difficile attribuire ai Carbonari alcuni fattacci di cui è piena la cronaca, come sparare contro i vetri del Carmine o lordare con sterco le affissioni governative. Ma questo è il clima in cui si viveva fino a tutto il 1830, fino alla morte dell’ultimo Papa della cosiddetta prima Restaurazione, Pio VIII.

Il 10 Dicembre 1830 a Roma scoppia una sommossa per abbattere il governo papale, subito sedata: sollevazioni inquietanti di faziosi carbonari… Al grido di Viva la libertà! Via il governo dei papi! Furono innalzate nella suddetta città bandiere tricolori con esplosioni di giubilo da parte della folla numerosa accorsa.
Se la sommossa antifrancese del 1796 a Lugo è stata fatta in nome del governo pontificio, il moto del 1831 è decisamente anticlericale; al di là delle parvenze più o meno esibite, potremmo dire che i due atti chiudono un’epoca nelle nostre comunità e ne aprono una nuova che darà frutti lungo tutto il processo risorgimentale, per l’indipendenza e poi l’unificazione con lo Stato laico.

Ma guardiamo nello specifico locale. Chiedere al Papa la separazione da Ferrara e il libero esercizio delle arti e professioni: queste risultano le richieste fatte da Lugo ai francesi il 6 Luglio 1796, nel momento dell’ultima disponibilità al dialogo, smentita poche ore dopo dagli eventi e poi travolta dalla storia maggiore. Queste stesse entrano per la porta principale nel nuovo moto rivoltoso, però di segno opposto, del 1831. La coincidenza fa pensare: forse la storia non cammina come sembra; forse la jacquerie di fine Settecento fu meno disarmata e retriva di quanto sia stata giudicata dai posteri?


Immagine nella pagina:
Ingresso alla Rocca di Lugo, 1892 (particolare)
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Maggio 2013 (Numero 22)

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