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I protagonisti, i luoghi, le idee, di un’epoca

di Fiorenza Tarozzi

In questo clima si colloca l’evento dell’8 agosto fatto in gran parte popolare, per l’assenza dei corpi volontari (spostatisi in Romagna per non compromettere il precario equilibrio diplomatico appena raggiunto con l’Austria), per l’indifferenza e forse anche la paura dei pochi aristocratici e ricchi borghesi che erano rimasti in città, per l’incapacità degli stessi democratici e radicali di dare ai fatti giuste interpretazioni e risposte immediate. Di fatto la giornata dell’8 agosto fu vissuta all’insegna dell’impulsività popolare e del desiderio di difendere la città a cui fu poi dato anche il segno di battaglia per l’indipendenza nazionale.

Nei giorni che seguirono, il rancore popolare esplose negli assalti alle case dei ricchi e dei reazionari e il ritorno alla normalità fu incerto e faticoso; a realizzarlo furono quei pochi che avevano colto le urgenze sociali che, a lungo celate, si erano con violenza palesate. Le risposte date comunque restarono all’interno di un programma di iniziative mutualistiche, assistenziali ed educative, la cui realizzazione fu ben scarsa in quelle settimane che videro i democratici locali aderire prima al progetto federalista di Gioberti, poi a quello unitario di Montanelli, la fuga del Papa a Gaeta e l’insediarsi di una Costituente Romana. Poi la politica nazionale riprese la prevalenza sulle questioni locali: era il momento in cui i democratici italiani, fallita la guerra regia, pensavano ad una guerra di popolo in grado di raggiungere l’indipendenza e l’unità nazionale, e soprattutto di aprire ad un’epoca di estesa democrazia politica mentre minore attenzione si prestava ai temi più legati alla questione sociale. Ne derivava, di conseguenza, che il programma democratico aveva possibilità di essere accolto dai ceti urbani meno abbienti, dalla piccola borghesia e dal mondo dell’artigiano, mentre suscitava scarsi entusiasmi tra il popolo minuto e la numerosa classe di contadini; del resto va detto anche che i democratici mostrarono un atteggiamento prudente, se non ostile, nei confronti di una partecipazione popolare alle iniziative poste in atto.

A Bologna solamente nel maggio del 1849, quando gli austriaci tornarono a cingere d’assedio la città, il popolo bolognese, infiammato dai ricordi dell’8 agosto, riprese le armi e resistette dal 9 al 16 quando la città fu costretta a capitolare e per Bologna soffocata dall’occupazione militare asburgica e dal malgoverno pontificio incominciò l’oscuro decennio asburgico.

Fucilazione di Ugo BassiSilvio Faccioli, Ugo Bassi e Giovanni Livraghi condotti al supplizio, seconda metà del XIX sec., Museo civico del Risorgimento, Bologna
Fine.
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