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La Certosa di Bologna

di Roberto Martorelli


Il Municipio comprende l’importanza che il camposanto riveste per la fama europea della città, e decide che tra il personale del cimitero vi deve essere una figura responsabile del patrimonio artistico e che sappia guidare il visitatore mostrandogli il meglio delle opere contenute. Un direttore guida turistica, un custode dimostratore. Tale persona deve possedere un’ottima conoscenza della storia, della storia dell’arte, avere una buona predisposizione col pubblico, parlare un italiano corretto e soprattutto parlare correntemente il francese, la lingua franca dell’epoca; come oggi l’inglese. Il Municipio affiderà a lungo questo delicato ruolo ad una famiglia di origine francese naturalizzata a Bologna: i Sibaud. Come recita l’epigrafe posta sulla tomba di famiglia il primo a giungere in città fu Marcellino Sibaud che migrato da Briançon a Bologna, Presidente dell’Amministrazione Dipartimentale del Reno poi del Tribunale del Commercio, profuse le dovizie in generosità malcorrisposte.

Il figlio Germano e il nipote Marcellino diventeranno i custodi dimostratori della necropoli bolognese, svolgendo il loro lavoro con grande successo, vista la mole di impressioni letterarie che hanno lasciato. Due persone certamente molto particolari che, oltre a sottolineare glorie storiche e bellezze artistiche, dicono e fanno altro, tanto che sempre Janin deve ricordare al compositore Gioachino Rossini la sua visita alla Certosa dove ho incontrato il tuo più fanatico ammiratore: un tipo spassoso, il custode della Certosa, il quale, anzi, attende che il mesto luogo assuma altro aspetto e gloria con la tua definitiva cittadinanza nella felsinea dimora dei defunti. Risponde ridendo il compositore, nel bel mezzo di una delle numerose feste tenute nel suo Palazzo di Strada Maggiore: Ah! Tocco ferro e vengo a te. Diamine! Ci si può mettere d’accordo anche con quel galantuomo di mio ammiratore: abbia solo pazienza ad attendere, non abbia premura. E soggiunse ammiccando gaiamente: io però sarei proclive a temporeggiare...
Il ruolo di questa famiglia fu dunque fondamentale per la Certosa, e non trascurabile per la città. Il loro apporto alla fama della Certosa terminerà all’inizio del Novecento, quando ormai la fama del cimitero veniva superata da quelli di Roma e Milano.
Nel corso di un secolo e mezzo però, aneddoti, memorie personali e collettive si sono stratificate, tanto che oggi è possibile ripercorrere senza problemi tutta la storia cittadina, meglio e più che nel centro storico e nei musei. Il Pantheon dei bolognesi illustri, il Monumento ai Martiri dell’Indipendenza, il Monumento ossario della Grande Guerra, il Monumento ai Partigiani non sono che gli apici di un ideale percorso che tocca personaggi come Gioacchino Murat, Ugo Bassi, Marco Minghetti, Giosue Carducci, Francesco Zanardi, Giuseppe Dozza. E intorno centinaia di memorie dedicate alle imprese svolte in vita dalle donne e dagli uomini che con le loro azioni hanno dato forma al nostro presente.


Immagine nella pagina:
Carlo Monari, Monumento ai Martiri per l'Indipendenza (1868 ca.), Cimitero della Certosa di Bologna

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Maggio 2016 (Numero 26)

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