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La Certosa di Bologna

di Roberto Martorelli

Concludiamo con il bando del 3 marzo 1801, con cui si dà comunicazione della creazione della Certosa, fedelmente trascritto da William Baietti.

REPUBBLICA CISALPINA
LA COMMISSIONE DI SANITÀ
NEL DIPARTIMENTO DEL RENO

Le più colte, ed illuminate Città d’Italia hanno da gran tempo riconosciuto quanto alla pubblica salubrità, e decenza convenga il seppellire i cadaveri in un solo generale Cimitero. Fu la necessità, fu l’abuso, che ne’ tempi meno felici, o più rozzi introdusse la rea costumanza di riempire i sotterranei delle Chiese di fetido imputridito carcame. Nel riprenderla, e nel detestarla furono mai sempre di concerto i dotti filosofi, ed i santi Padri, le fisiche osservazioni, ed i sacri Canoni, le profane Accademie, e gli ecumenici Concilj. Il fetor grave, che nell’estiva stagione esala dalle arche sepolcrali mal custodite, l’alito micidiale, che nell’atto dell’espurgo si diffonde, e si insinua per ogni lato, le stomachevoli indecenze, alle quali d’ordinario si abbandonano i sozzi fossajuoli, e le nere licenze, che in tali circostanze profanano i recinti più dalla pubblica opinione rispettati, cagionarono in ogni tempo alle menti civilizzate, ed istrutte un sommo raccapriccio, ed orrore.

Che se lo stabilimento di un Cimitero universale è per se stesso utile a qualunque Comune povera d’abitatori, senza dubbio è necessario a quelle, che racchiudono una vasta, e foltissima popolazione. Per esse generalmente il clima è più oltraggiato da nocivi vapori, la salute de’ Cittadini è meno robusta, e le cause di contagiose infermità sono e più frequenti, e più efficaci. Gli effluvj tramandati dalle molte officine, da’ frequenti acquedotti, e dalle numerose cloache ristagnano nell’Atmosfera, giacchè una soverchia gravità proibisce, che prontamente si distraggano per gl’immensi spazj dell’aria. D’altronde gl’individui della Classe indigente, i quali costituiscono il maggior numero degli abitanti, si rinserrano in umili, ed oscure case, e sono per la mendicità costretti di vivere sordidamente. Le strade, che mettono a que’ miseri abituri, sono anguste, cupe, e lorde di polve, e di sozzure. I portici disagiati per frammenti di pietre mal connesse travagliano il viandante colle buche, e co’ solchi prodotti dal fango. Guai, se d’improvviso la natura infedele abbandoni i campi in preda alla carestìa, e guai, se questa si sviluppi, ed infierisca in tempo di guerra. Troppo è palese, che dagli orridi ammassi di teschi di tronchi e di busti da sanguinose zuffe innalzati sulle squallide campagne sboccano con larga piena le velenose sostanze aeriformi, e troppo i lineamenti tetri, e ferali, che deformano il volto delle persone afflitte da’ latrati del ventre digiuno, annunziano, che nel profondo delle loro viscere bolle, e fermenta il seme di crudeli malattie.

Se mai per disavventura tutte le accennate circostanze avessero luogo, e si verificassero di presente nella Comune di Bologna, e se ciononostante si scorgesse, che le autorità incaricate di custodire, e difendere la pubblica Salute giacessero stupide spettatrici del fiero pericolo minacciante, qual’ampio titolo, e diritto non avrebbe il Popolo di dolersene, di mormorarne, e di fremere altamente?
No, Cittadini. La Commissione di Sanità non ha trascurato un oggetto così importante, e così decisivo. Tranquillizzatevi. È giunto il momento, in cui la cura del provvido Magistrato renderà meno frequenti, ed immaturi i colpi, che da sei mesi a questa parte vibra la morte. Fa d’uopo asserirlo, e persuadersene; tutte le descritte combinazioni funeste dominano pur troppo fra queste mura. Anzi la verità esige l’omaggio di una più estesa confessione. Bisogna convenire, che l’istituzione di un Cimitero universale è stata soverchiamente ritardata, e che l’indugio di poche decadi, e fors’anche di pochi giorni aprirebbe l’adito a tremende incalcolabili conseguenze.


Immagine nella pagina:
Bando del 3 marzo 1801, con cui si dà comunicazione della creazione della Certosa

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Maggio 2016 (Numero 26)

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