Che Quarantotto!

Bologna nel Risorgimento

di Lorenzo Nannetti

Bologna è quasi sguarnita, perché gran parte dei suoi migliori soldati sono altrove. Peggio ancora, il Papa ora ha chiesto ufficialmente l’aiuto delle potenze internazionali e quindi lo scudo della neutralità non esiste più. Scatta il momento tanto temuto: il Feldmaresciallo Wimpffen, successore di Welden, invia contro Bologna 9.030 fanti, 470 cavalieri e 36 cannoni, un’intera divisione. Stavolta non si vuole correre alcun rischio. A difendere la città, circa 2.000 uomini tra ex-soldati pontifici, finanzieri e gendarmi, oltre a molti altri volontari.
L’8 maggio 1849 gli Austriaci arrivano davanti a Bologna ma i primi assalti falliscono. Stavolta però non se ne vanno e viene iniziato un bombardamento della città, anche se con pochi effetti: il 12 una richiesta di resa viene rifiutata. Il 14 maggio tuttavia arrivano ulteriori rinforzi austriaci provenienti da Mantova e soprattutto arrivano mortai pesanti e altri cannoni: il bombardamento riprende il 15 a mezzogiorno ed è pesantissimo, la resistenza impossibile: due ore dopo si alzano le prime bandiere bianche, è la resa. La sera del 16 maggio Bologna torna formalmente sotto il controllo del Papa, tramite una guarnigione austriaca comandata dal Generale di cavalleria Gorzkowski.

A rendere ancora peggiore la situazione bolognese c’è la repressione, culminata, proprio l’8 agosto 1849, con la fucilazione di Ugo Bassi e del suo compagno di viaggio Giovanni Livraghi, disertore dell’esercito austriaco. È un triste anniversario che preannuncia quanto accadrà: tra 1849 e 1857 saranno 186 i condannati a morte in città.
La repressione e un governo di Pio IX ora molto meno liberale portano però la popolazione a rendersi conto che l’unica speranza per un’Italia unita sia ora nelle mani dei Savoia, gli unici ad averci davvero provato. La popolarità del Pontefice cade ai minimi storici e perfino una sua visita alla città nell’estate del 1857 evoca ben poco entusiasmo popolare nei suoi confronti. Marco Minghetti, che è Bolognese ed è presente, prova comunque a smuoverlo perché ritorni a politiche più moderate e riformiste, ma invano: Il Papa m’era apparso come l’uomo infastidito d’ogni novità, reluttante ad ogni riforma, deciso a seguir la sua via imperturbabilmente contraria all’idea italiana. Io m’era sforzato di fargli comprendere, con una insistenza che poteva persino parer tracotanza, come il suo viaggio fosse l’ultima occasione che si offriva al Governo pontificio di rendersi bene accetto ai sudditi, e come perduta questa, il Piemonte sarebbe stato unico erede delle speranze italiane.

La guarnigione austriaca costituisce una garanzia contro le rivolte, ma è anche un grande peso per la popolazione che ne deve fornire o pagare il costoso sostentamento e la convivenza è generalmente mal sopportata e il clima politico decisamente illiberale. Gli anni 1849-1859 saranno lunghi anni di preparazione sommersa a quello che ormai tutti attendono: l’avvento di una nuova epoca sia in campo politico che economico. Quando infine scoppia la Seconda Guerra d’Indipendenza, a Bologna si seguono gli eventi e quando gli Austriaci sono sconfitti nella battaglia di Magenta (4 giugno 1859), la guarnigione viene richiamata a nord. La notte tra l’11 e il 12 giugno le ultime truppe escono pacificamente dalla città, seguite dal Cardinale Legato. Bologna è finalmente libera.

La strada è segnata: entro un anno la città entrerà nel nascituro Regno d’Italia.


Immagine nella pagina:
J. W. Lowry, Lo Stato della Chiesa nel 1847, London (particolare)
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Maggio 2019 (Numero 29)

Anonimo, Li 8 agosto 1848. La cacciata dei tedeschi da Porta Galliera dal Popolo Bolognese, 1848, Museo civico del Risorgimento di Bologna
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