La sera del 2 maggio, ghirlande di fiori, un oceano di luce, il parterre e i palchi affollati di dame riccamente abbigliate, uomini in tenuta elegante secondo una rigida etichetta e militari in alta uniforme: oltre 5.000 persone riempiono l’intero teatro. Questa grande festa da ballo viene preceduta dall’esecuzione di un inno cantato da sole signore: Sessanta Signore vestite in bianco con fiori rossi dalle verdi foglie, collocate tutte sul palco scenico, cantarono un inno allusivo alle circostanze. Quindi si aprono le danze, il Re scende dal palco reale nella sala e vi si trattiene rivolgendo la parola ora ad una ora all’altra signora. Questo tratto di cordiale espansione toccò l’animo dei Bolognesi, poiché il vedere un Re che si confonde col suo popolo, che si diverte con esso, che si sente felice in mezzo a’ suoi sudditi, è qualche cosa di straordinario che tutte commuove le fibre del cuore.
Di fatto qui la festa da ballo diventa la protagonista della rievocazione, una sorta di rito messo in scena da tanti danzatori-rievocatori che cambiano la loro identità vestendosi da dame e cavalieri dell’Ottocento, e danno vita a quella pratica spettacolare capace di garantire l’aspetto identitario locale. I bolognesi, e coloro che sentono la vocazione di far parte di una rappresentazione che affonda le sue radici nella storia del territorio, diventano oggi i veri protagonisti della performance rievocativa che sa conciliare coinvolgimento emotivo e attenzione all’autenticità storica. Valzer, polke e quadriglie del carnet de bal dell’epoca sono messe in scena da oltre cento danzatori che, in abiti da ballo ottocenteschi, ricordano l’atmosfera festiva riportata dalle cronache del tempo.
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Rievocatori di 8cento APS