Fuggire fuggirò, fuggir bisogna...

Storie di disertori, renitenti, codardi e voltagabbana

di Augusto Battaglini

Una pagina del diario di Hagendorf (Miniatura 219x298 px)Ai nostri occhi di oggi, uno dei più famosi voltagabbana potrebbe sembrare il soldato Peter Hagendorf, del quale si conoscono le vicende grazie all’eccezionale ritrovamento del manoscritto del suo diario. Inizialmente arruolatosi nell’esercito veneziano, nel 1627 Hagendorf entra a far parte dell’esercito cattolico-imperiale, impegnato nella Guerra dei Trent’Anni, conflitto che insanguinò l’Europa dal 1618 al 1648. Hagendorf ha una carriera militare davvero bizzarra: dopo una fortunosa quanto immeritata promozione a sergente capo, poiché unico caporale sopravvissuto al tentativo di sfondare le linee svedesi per cercare di raggiungere Straubing (scrive nel suo diario: Dei trecento uomini non ne sono entrati più di nove, gli altri li hanno tutti presi prigionieri o uccisi. Io per me mi sono imboscato e quando tutto è finito ho raggiunto la città), ora che può disporre di una paga tripla compra un cavallo e ambisce così a divenire dragone.
Cacciatori Bresciani, 1807-8 (Miniatura 219x465 px)Ma chi la fa l’aspetti: di lì a breve la città viene assediata e conquistata dagli Svedesi i quali, con un accordo ingannevole, costringono i soldati cattolico-imperiali che si sono arresi a passare nelle loro file.
Ad Hagendorf viene immediatamente requisito il cavallo e da sergente capo retrocede a sergente. Nel 1634 l’esercito svedese subisce una pesante sconfitta a Nördlingen e Hagendorf, sopravvissuto alla battaglia, rientra nel suo reggimento, nel quale riprende il grado di caporale.

Occorre però precisare che a quei tempi la fedeltà alla bandiera non era forte come la intendiamo oggi. All’epoca di Hagendorf, tranne che in Svezia, la coscrizione obbligatoria non esisteva, perciò gli uomini d’arme erano praticamente tutti mercenari. I soldati si ritenevano una categoria professionale e tra avversari non regnava un clima d’odio. Trovarsi l’uno contro l’altro, uccidere o essere uccisi, faceva parte del proprio lavoro, senza particolari implicazioni sentimentali. Di conseguenza, cambiare schieramento era comunemente accettato. Lo scozzese James Turner, anch’egli combattente nella Guerra dei Trent’Anni, così sintetizza il concetto: Serviamo con lealtà il nostro comandante, ma ci è indifferente quale comandante noi serviamo.



Immagini nella pagina:
Una pagina del diario di Hagendorf
Soldato dei Cacciatori Bresciani, 1807-8

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Maggio 2023 (n° 33)

C. Bossoli, Ingresso del Re a Bologna (1 maggio 1860), 1860. Proprietà: Città di Torino-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, conservato presso: Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino.

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