Fuggire fuggirò, fuggir bisogna...

Storie di disertori, renitenti, codardi e voltagabbana

di Augusto Battaglini


Nel Settecento si affermò in Europa la Prussia di Federico II, il cui esercito era noto per la ferrea disciplina e per le terribili punizioni. Racconta il soldato svizzero Ulrich Braeker, che prestò servizio nell’esercito prussiano: Facevamo piani di fuga. A volte speravamo che oggi o domani potesse riuscirci; altre volte vedevamo davanti a ogni cosa una montagna invalicabile; soprattutto ci spaventava la previsione delle conseguenze di un tentativo fallito. In particolare quasi tutte le settimane sentivamo nuove paurose storie di disertori catturati, i quali anche se avevano adoperato grande astuzia, si erano camuffati da marinai o da altri lavoratori o anche da donne, nascosti dentro botti e barili, tuttavia venivano scoperti.
William Bligh (Miniatura 219x260 px)Allora dovevamo vedere come li si faceva passare sotto le bacchette da duecento uomini, otto volte su e giù per una lunga strada, finché essi cadevano senza fiato; e come il giorno successivo dovevano correre di nuovo, con gli abiti lasciati cadere dalle spalle tagliuzzate, e come di nuovo si colpiva là sopra, finché i cenci intrisi di sangue cadevano loro sui pantaloni. Quando poi ce ne andavamo stanchi morti in caserma, si andava di nuovo a rompicollo a pulire il nostro bucato, e a togliere ogni macchiolina, perché la nostra uniforme era bianca ad eccezione della giubba azzurra. Fucile, giberna, berretto, ogni bottone dell'uniforme, tutto doveva essere lustrato come uno specchio. Se in uno di questi pezzi si mostrava la più piccola improprietà o un capello non stava a posto nella pettinatura, quando si veniva sulla piazza il primo saluto era un grosso colpo di bastone.

Ulrich Braeker, dopo aver preso parte alla battaglia di Lobositz nel 1756, diserta e se ne torna in Svizzera. Nella sua biografia scriverà: A me cosa importa delle vostre guerre?

R Dodd.Gli ammutinati (Miniatura 219x148 px)L’episodio più famoso della storia è senz’altro quello degli ammutinati del Bounty: un bello smacco per la leggendaria, rigidissima disciplina della marina britannica! Nel 1789, parte dell’equipaggio del vascello inglese Bounty, giunto nelle acque della Polinesia e affascinato dalle donne locali, si ribella al severo comandante Bligh, abbandonandolo al suo destino su una lancia con alcuni marinai rimastigli fedeli. Tuttavia la piccola imbarcazione naviga per ben 47 giorni e 3.618 miglia nautiche e Bligh riesce a salvarsi. Conosciamo i dettagli della vicenda dai verbali del processo cui Bligh venne sottoposto per la perdita della nave. Tutto sommato agli ammutinati non andò male: solo tre di loro finirono impiccati. I loro discendenti vivono ancora in Polinesia.


Immagini nella pagina:
William Bligh
R. Dodd, Gli ammutinati lasciano il tenente Bligh e parte degli ufficiali e dell’equipaggio alla deriva dalla nave di Sua Maestà il Bounty, 1790

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Maggio 2023 (n° 33)

C. Bossoli, Ingresso del Re a Bologna (1 maggio 1860), 1860. Proprietà: Città di Torino-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, conservato presso: Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino.

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