Anche nel nord Italia la situazione è assai critica. Il 14 agosto 1806 il Viceré Eugenio de Beauharnais comunica a Napoleone che, del contingente di 600 Cacciatori Bresciani partiti per la Dalmazia, ne sono arrivati 359. Il 20 novembre ne restano solo 250.
Le diserzioni erano una costante della vita militare e più di tanto non dovevano fare effetto. Il colonnello Omodeo del 2° reggimento di linea, poco dopo la partenza delle truppe del Regno Italico per la Campagna di Russia (nessuno sapeva ancora esattamente quale sarebbe stata la destinazione), appunta laconicamente nel suo diario: Verona, 22 (febbraio 1812) Nella notte disertarono 20 uomini. Tempo cattivo. [...] Il Reggimento è stato diviso e quindi nella notte vi fu una notabile diserzione. [...] 28 id. Kolman. Il Reggimento si dovette dividere e suddividere. Lе diserzioni continuavano.
Le pene per i disertori ed i refrattari erano tutto sommato lievi e le amnistie frequenti. D’altra parte, tornare a combattere dopo essere stati riacciuffati, di fatto risultava spesso una condanna a morte… Per coloro invece che si davano alla fuga davanti al nemico o, ancor peggio, rivolgevano le armi verso i propri comandanti, la repressione era durissima. Abbiamo la testimonianza di Jean-Roche Coignet, appena promosso luogotenente, il quale, incaricato di recuperare gli sbandati nel corso della Campagna di Russia, viene preso a fucilate da un centinaio di Spagnoli appartenenti al reggimento Giuseppe Napoleone. Gli Spagnoli vengono successivamente catturati e, dopo la distribuzione di biglietti bianchi e neri, la metà di loro viene passata per le armi, con tutti i sergenti e i caporali. Coignet, ai cui soldati viene ordinato da un colonnello di aprire il fuoco sui disertori, così scrive: Avrei spesso ricordato questa terribile scena, che rappresentava l’esordio della mia carriera di luogotenente.
Immagine nella pagina:
Bollettino delle leggi del Regno d’Italia del 1809