Francesco Riva: pittore bolognese alla corte d’Inghilterra

di Loris Rabiti

Le nozze tra la quindicenne principessa d’Este e il quarantenne duca di York, vedovo e con due figlie, si erano svolte per procura nel 1673 ed erano state fortemente appoggiate da Luigi XIV, il Re Sole, e da papa Clemente X, che si spinse a scrivere personalmente alla giovinetta, invitandola ad accettare queste nozze e a rinunciare ai voti religiosi ai quali si sentiva destinata, perché questo avrebbe portato grande profitto alla fede cattolica.

La vita di corte per Maria Beatrice fu all’inizio certamente difficile: Giacomo II era un uomo maturo, non certo di bell’aspetto e conduceva vita libertina, inoltre per i cortigiani lei non era altro che la papista, la figlia del papa.

Nel 1674 erano arrivati alla corte britannica, provenienti da Parigi, due pittori emiliani: Benedetto Gennari (Cento, 19 ottobre 1633 – Bologna, 9 dicembre 1715), nipote di Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino, direttore della sua celebre Bottega, e il nostro Francesco Riva, bolognese, suo giovane allievo, collaboratore e parente (sua sorella Francesca era moglie di Cesare Gennari, fratello di Benedetto e pittore come lui).

Benedetto Gennari a Londra aveva assunto l’incarico di pittore di corte, Francesco Riva era il suo collaboratore e assistente. Dopo la morte di Carlo II e la successiva incoronazione di Giacomo II, Francesco Riva era diventato custode e guardarobiere di Maria Beatrice d’Este, ruolo di responsabilità e prestigio, destinato a persona di massima fiducia.

Le tensioni politiche generate dalla politica filo-cattolica della famiglia reale raggiunsero il culmine nel giugno del 1688, con la nascita del principe di Galles, Giacomo Edoardo Francesco, che venne battezzato con rito cattolico. Questa nascita cambiava la linea di successione al trono, che fino a quel momento era spettata alla prima figlia di Giacomo II, Maria, sposata con Guglielmo d’Orange; inoltre si era diffusa voce che il bambino fosse nato morto e che fosse stato sostituito con un altro.

Tra turbolenze, tradimenti, complotti, il re aveva visto assottigliarsi drammaticamente il numero di cortigiani, politici e servitori di cui poteva fidarsi. Guglielmo d’Orange, luogotenente degli Stati Generali dei Paesi Bassi, aveva posto la sua flotta in rotta verso l’Inghilterra, rappresentando una concreta minaccia militare. Anche l’altra figlia di Giacomo II, Anna, lo aveva tradito, mettendosi a capo di gruppi di rivoltosi. È l’antefatto della Gloriosa Rivoluzione, la seconda rivoluzione inglese, un colpo di Stato che, almeno in Inghilterra, si svolse senza grave spargimento di sangue anche grazie alla repentina fuga da Londra di Giacomo II, di Maria Beatrice d’Este (con il piccolo principe di Galles) e dei membri della corte a loro ancora fedeli.

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Maggio 2024 (n° 34)

E. Matania, Partenza da Napoli di 180 volontarii colla Principessa Belgioioso, in F. Bertolini, Storia del Risorgimento Italiano, Milano, Treves, 1899, colorata artificialmente.
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