In questo tempo fu fatta discendere dalla porta maggiore del palazzo governativo l’insegna pontificia, e vi fu sostituita la bandiera italiana colla croce di Savoia. Grandissimi evviva accompagnarono questo notevole fatto, che indica la decadenza abominevole della Corte Romana.
Dopo a ciò il corteo popolare, colla banda in testa, e con vessilli italiani, ripiegava all’angolo dell’orologio e per le vie delle Asse e San Salvatore, e via Imperiale, portavasi a’ quartieri delle truppe indigene, qui dimoranti, e trattole dalle mani de’ loro comandanti, non annuenti alla causa nazionale, s’accompagnarono col popolo, che a quelle in amoroso amplesso s’affratellava. Ingrossava la marcia la banda della linea, che interpollatamente alla Comunale, faceva echeggiare l’aere de’ suoi popolari concerti.
Completato il corteo, ritornavasi sulla Piazza Maggiore; quivi si sapeva che il Cardinale Legato non credeva sufficiente la prima dimostrazione per indurlo a partire. Fu allora che si udì un imponente universale grido di W: l’Italia, W: Vittorio Emanuele, W: la fusione. – Le campane del Comune rintoccarono a festa, e la dimostrazione in questo istante fu così imponente, che le parole non valgono a descriverla.
Scosso alfine il Legato, e convinto del desiderio della Città, sapendo già abbassati gli stemmi Pontificii, non compatibili colla neutralità dai Bolognesi rinnegata, e sapendo che d’altronde le truppe pontificie, avevano fatto causa comune coi cittadini, s’apparecchiò alla partenza, e circa alle ore 9 antimeridiane l’effettuava, dirigendosi verso Ferrara, sotto la scorta di un distaccamento di Dragoni e coll’accompagno di alcuni ragguardevoli Cittadini. – Il contegno dei Bolognesi, fu dignitoso e calmo.
Immagine nella pagina:
Anonimo italiano, 12 giugno 1859 a Bologna, litografia conservata nella Biblioteca del Museo civico del Risorgimento di Bologna (particolare)
Con il patrocinio del Comune di Bologna