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Il Vittoriano

di Umile Sanagrazie

Un monumento che mi ha sempre affascinato particolarmente: il Vittoriano di Roma. Quel bel monumentone grande, bianco, con tante colonne che si affaccia su piazza Venezia.

Vttoriano (Miniatura 219x101 px)

Ma come? Ci parli di un monumento fascista che notoriamente è l’esaltazione della Vittoria e della potenza di un’Italia che fu? Beh, proprio per quello ve ne vorrei parlare: perché il Vittoriano è tutt’altro!

Contrariamente a tanti luoghi comuni scherzosamente riassunti in questa introduzione, il Vittoriano non è dedicato alla Vittoria, ma al primo Re d’Italia: Vittorio Emanuele II.

Tra i personaggi del Risorgimento italiano Vittorio Emanuele II è sicuramente uno dei più importanti. E anche dei più amati. Fu un sovrano amato dal popolo, i cui due appellativi erano re galantuomo per il suo carattere e la sua educazione, e Padre della Patria (il perché di questo è evidente). Pur essendo il primo re d’Italia volle mantenere quel II nel nome per onorare la dinastia Savoia, cosa che per esempio non farà suo figlio Umberto che salirà al trono come Umberto I e non IV come avrebbe dovuto essere secondo la discendenza Savoia. Vittorio Emanuele II morì improvvisamente e prematuramente il 9 gennaio 1878 dopo una brevissima malattia. A soli 57 anni.

Nel consiglio comunale di Roma del 10 febbraio fu deciso di innalzare un monumento che lo celebrasse. Il 16 marzo tale monumento venne decretato per legge. Furono stanziati i fondi (8 milioni di lire). Decisa la tipologia (l’Arco di Trionfo, l’unico adatto ad un re). Deciso il luogo (le Terme di Diocleziano). Dopo due anni fu bandito il concorso. Un concorso internazionale che suscitò non poche polemiche da parte degli artisti italiani che non potevano accettare un autore straniero a un monumento di tale significato patriottico. Oltre 300 furono i progetti presentati, alcuni veramente eccessivi, insomma non se ne fece niente. Nel 1882 venne bandito un secondo concorso. Questa volta nazionale. Veniva definita una nuova area (quella del Campidoglio). Veniva richiesta la presenza di una statua equestre in bronzo del re. Venivano date dimensioni indicative del tutto (circa 30 metri di larghezza e altrettanti di altezza). Dopo un anno furono selezionati tre dei circa 100 progetti pervenuti e furono sottoposti alla commissione reale che scelse all’unanimità il progetto del marchigiano Giuseppe Sacconi.


Immagine nella pagina:
Il Vittoriano, Roma

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Maggio 2011 (Numero 18)

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