Il rovescio della medaglia

di Andrea Trentini

Tratto da E. Bottrigari, Cronaca di Bologna, anni 1848/1849

Un mese di sangue e di anarchia
Bologna in mano alla plebe armata che
si abbandona a vendette e rapine

1 Cacciata degli Austriaci da Bologna, 1848 (particolare) (Miniatura 219x157 px)Agosto 1848 - Nei giorni seguenti la vittoria si è fatto un gran parlare dell’eroismo dei popolani, i quali hanno detto con orgoglio i s än piantè da par nó, cioè ci hanno lasciati soli. E avevano ragione. Le autorità infatti erano scomparse durante il fatidico otto agosto. La marchesa Brigida Tanari, che durante la rivolta ha organizzato nel suo palazzo di via Galliera un centro per le operazioni, ha scritto al figlio: ...i signori grandi e piccini, tutti quelli della bella gabbana, tutti se la son fatta. L’altro giorno c’era ai muri: Chi ritroverà lo Stato Maggiore gli sarà usata la cortesia di 20 scudi. Ieri vi fu un funerale in San Pietro per le vittime e tutti saltarono fuori. Allora ne uscì un altro: essersi ritrovato lo Stato Maggiore in San Pietro. Il popolo si lagna di questo abbandono ed ha ragione.

A questo punto è sorto un grosso problema. I popolani, di Bologna e di fuori, che hanno partecipato alla azione vittoriosa, non intendono tornare nella loro silenziosa miseria e non intendono abbandonare le armi e nel frattempo hanno eletto due capi, certi Zappoli e Masina, appoggiati dai volontari di Zambeccari. Ogni giorno che passa aumentano rapine e omicidi, che spesso sono vendette private travestite da atti politici. La plebe armata s’impone agli onesti cittadini... l’antico abituale lavoro è abbandonato, ogni officina manca di operai... alcuni della plebe, nelle campagne e nella città stessa, armati di fucile, si danno a chiedere colla violenza denaro, armi e oggetti di valore... per Bologna corrono davvero tempi difficili.

La sera del 21 agosto un gruppo di armati si è recato alla villa del Conte Malvezzi a Bagnarola chiedendo la grossa cifra di 15.000 scudi. Per reperirla i banditi/patrioti hanno costretto il conte a firmare l’ordine di prelievo, mandando a Bologna un suo incaricato, accompagnato sotto scorta. Ma nella cassaforte di famiglia c’erano solo 3.000 scudi che gli armati hanno preso dicendo che sarebbero tornati, ma ovviamente non si sono fatti più vedere. Ogni giorno queste rapine falsamente patriottiche si moltiplicano. Un gruppo di armati si è presentato in una casa della centralissima piazza Calderini asportando a mano armata le argenterie.


Immagine nella pagina:
Antonio Muzzi, La cacciata degli Austriaci da Porta Galliera l'8 agosto 1848 (particolare), 1849 ca., Museo civico del Risorgimento di Bologna

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Novembre 2012 (Numero 21)

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