Gioachino letterato

Sullo straordinario monte-lettere lasciato dal fecondissimo maestro Rossini

di Piero Mioli

Poi comincia l’avventura di Semiramide, quando Gaetano Rossi scrive a Meyerbeer da Castenaso, nei pressi di Bologna dove è ospite di Rossini, favellando dell’ossatura dell’opera e di un’introduzione particolarmente grandiosa (alla Meyerbeer: anche la Colbran comparisce nella introduzione: una pompa, un quadro imponente).
Non manca la famosa lettera di Leopardi, che al cospetto della romana Donna del lago avrà certo pianto, ma poi proseguì e concluse la lunga lettera con un paio di parolacce né poetiche né romantiche. E poi Metternich scrive a Rossini che risponde, compaiono gli illustri Castil-Blaze e Artaria, fra i nomi dei cantanti spicca quello della Pasta, l’Amministrazione dell’Opéra firma parecchi dei 348 numeri di lettere e documenti. Né manca l’aspetto umano: quando il marchese Francesco Sampieri, il tuo Sampierotto al Rossinotto suo carissimo dolce amico, propone una lieta giornata bolognese da passare insieme, dal pranzo fino alla commedia serale. Col solo particolare che a tanto invito la risposta di Rossini consta appena di tre righe: al solito, il maestro è assai più eloquente con le note che con le parole, tanto più se scritte; e l’umanità di Rossini seguita a schermirsi imperterrita.

Con quanto concerne Le siège de Corinthe l’epistolario rossiniano raggiunge il numero 665, terminando proprio con un particolare relativo alla splendida tragédie-lyrique trionfalmente accolta all’Opéra di Parigi nel 1826. Infatti, in una lettera spedita da colà a Giambattista Benelli, agente teatrale in Bologna, Ferdinando Paër assicura che l’opera gli è piaciuta estremamente e ha applaudito con giustizia. Giustizia? Effettivamente il buon compositore di Parma era famoso nemico di Rossini (cioè geloso delle sue fortune) ma davanti a tanta arte s’era dovuto ricredere. Peggio per Benelli, invece, che contro Rossini aveva brigato, scritto, pubblicato lettere anonime o sott’altro nome: lo sapeva bene Paër, che finiva la lettera con un P.S. dove ricostruiva il percorso delle ignobili cose ma al poco gentiluomo raccomandava ogni segretezza. A proposito di privacy, non c’è male, in questo secondo volume del 1996.

Altra malignità di Paër nel terzo volume (2000), che comprende le lettere nn. 666-1014 dal 17 ottobre 1826 al 21 dicembre 1830 e quindi riguarda l’ultimo lustro (per difetto) della diretta presenza sul palcoscenico: nel ‘27 Rossini era tutto intento a impiastrare di nuovo parole francesi sopra il suo Vecchio Moisè, dove il verbo volgaruccio e malevolo allude al nuovo opéra che sorgeva dal vecchio melodramma, il parigino Moïse et Pharaon derivato dal napoletano Mosè in Egitto del 1818-19 e destinato anch’esso a un successo straordinario. Anche questo volume comprende contratti, giri d’affari, questioni economiche, passaggi di carriera, lettere di altri ad altri significative per la biografia rossiniana (circa il padre Giuseppe, la solita Pasta), da Parigi come da Castenaso. Quando Rossini diventò compositore del re e ispettore generale del canto, alla fine del ‘26, fu perché Cherubini ne sostenne la candidatura, il visconte Sosthène de La Rochefoucauld la presentò ufficialmente a Carlo X, il re scrisse e firmò rapidamente approuvé / Charles, e in sostanza le casse dello stato non dovevano soffrirne, al maestro rimanendo lo stesso stipendio di 20.000 franchi all’anno concessogli come direttore del Théâtre des Italiens (carica che non gli piaceva più e quasi più espletava).

Un rammarico? Che all’epoca Rossini avesse in progetto di musicare Le vieux de la montagne di Jouy, progetto rimasto tale (si conserva il libretto, adattato all’uopo). Una botta di costume? Che Domenico Barbaja, impresario dotato di un fiuto eccezionale, confermi la sua leggendaria ignoranza in frasi come la tua letera che laspetavo o scambi il maiuscolo-minuscolo come nella sua partenza questa Not[t]e per vienna.


Immagine nella pagina:
H. Schmidt, Isabella Colbran, Museo del Teatro alla Scala, Milano
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Maggio 2018 (Numero 28)

Caricature de Rossini par Gill, 1864 (Bibliothèque du Conservatoire royal de Bruxelles)

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