Pochi passi separano Strada Maggiore dal Liceo Filarmonico del quale nel 1839 Rossini diventa
consulente onorario perpetuo, per
conservare ed accrescere il lustro dell’istituzione. La sua attività non è solo onoraria; è merito suo, infatti, se le scuole strumentali si aprono all’Europa e se a Bologna si cominciano a sentire le
musiche tedesche di Haydn e di Mozart che in Italia avevano scarsissimo circuito a causa della presenza pervasiva del melodramma.

Ed è a Bologna che Rossini riceve in omaggio per il suo 50° compleanno, nel marzo 1842, la prima memorabile esecuzione italiana dello Stabat Mater, diretto da Gaetano Donizetti, nella sala dell’Archiginnasio che da quel momento ne porta il nome.
Gloria ed onori non durano in eterno: cambiano i tempi, e l’idillio tra Rossini e la città si chiude burrascosamente in quel 1848 che segna insieme l’inizio delle guerre del Risorgimento e la fine del soggiorno bolognese del compositore. Rossini si trova a Palazzo Donzelli (in Strada Maggiore n. 34) ospite dal tenore Domenico, quando la sera del 27 aprile
un battaglione di volontari romani si mosse preceduto dalla sua banda; nel passare davanti a Palazzo Donzelli il capobanda si fermò così come era uso e ad onore di lui fece sonare un mezzo di musica rossiniana. Qualcuno domandò il perché di quella posa e, mentre Rossini si presentava al balcone taluno disse ad alta voce che quegli era un ricco retrogrado. Onde si udirono alcuni fischi e grida minacciose. Tale fu lo spavento del musicista che egli fuggì la mattina dopo per Firenze.
Ma
dell’improvvisa partenza di Rossini i Bolognesi furono molto e universalmente contristati. Deploravano l’offesa a lui fatta e ne sentivano vergogna, sebbene ne fosse addossata la colpa ai forestieri. Fu Ugo Bassi, due giorni dopo, a cercar di rimediare all’offesa:
comparve al balcone ove Rossini era stato ingiuriato e si dié a riprendere coloro che, arrogandosi il nome di patrioti, scambiavano la libertà in licenza. Disse che non amano l’Italia coloro i quali non rispettano gli italiani che più la onorano; che l’autore del Guglielmo Tell non poteva essere altro che fautore di libertà e di indipendenza; ch’egli aveva da sé solo riportata sopra gli Austriaci una vittoria segnalata costringendoli a riconoscere la superiorità del genio italiano; dimostrò quanto Bologna doveva tenersi onorata di essere stata da Rossini prescelta a sua stabile dimora, quanti i benefici che aveva da lui ricevuti; che pertanto al grande concittadino si dovevano dare contrassegni di stima, di affetto, di gratitudine e di cordoglio per la sua partenza.
Dopo quel fatto Rossini tornerà solo per brevi soggiorni a Bologna fino a quando non partirà definitivamente alla volta di Parigi da dove non tornerà mai più. E con la partenza del grande musicista termina anche il nostro itinerario nei luoghi che hanno visto il Cigno di Pesaro ospite e protagonista della musica e della cultura nella città felsinea nella prima metà di quel secolo.
Immagine nella pagina: C. Ademollo, Ugo Bassi e la sorella Carlotta a Villa Spada, 1867 (particolare)