
Oltre alle già citate eccellenze culinarie che si faceva spedire da mezza Europa (Italia prima di tutto, poi Spagna e Francia), quelli che oggi definiremmo marchi D.O.C. o D.O.P., Rossini si faceva spedire anche eccellenti e pregiati vini, che era bravissimo ad abbinare ai vari piatti. Solo per citarne uno, presso la Biblioteca Laurenziana Medicea di Firenze è custodito un menu redatto da Rossini, particolarmente interessante per l’attento abbinamento dei vini: il
Madera ai salumi, il
Bordeaux al fritto, il
Reno al pasticcio freddo, lo
Champagne all’arrosto, l’
Alicante e la
Lacrima a frutta e formaggio.
Ed ecco finalmente l’invenzione giusta e attesa. Il cavatappi. Per quanto possa sembrare strano, il cavatappi è un’invenzione relativamente recente.
Fino all’inizio del Settecento infatti, gli alcolici, birra, sidro e vino, erano conservati e commerciati in botti e fusti. Il vetro era troppo fragile e la produzione artigianale delle bottiglie non garantiva contenitori con capienza omogenea.
Botti e fusti avevano tappi conici, in legno, con canapa o stoffa avvolti attorno come sigillante. Dalle botti i liquidi venivano spillati e messi in bottiglie, che servivano a portare il vino dalle cantine alle tavole, quindi contenerlo per pochi giorni, per cui ancora i tappi erano conici e potevano essere aperti con le sole mani. Nel 1728, grazie all’introduzione sul mercato di nuove bottiglie inglesi, più robuste e più omogenee, con regio decreto venne autorizzata la vendita del vino in bottiglia. Arrivarono quindi i tappi cilindrici e l’apertura con le sole mani non fu più possibile.

Il primo brevetto per la produzione di un cavatappi fu concesso all’inglese Samuel Henshall, come perfezionamento di un cavatappi esistente. Che significa che Henshall non è sicuramente stato il primo, ma solo il più veloce o il più furbo, come visto in tante altre occasioni. Il cavatappi, con la sua caratteristica vite per stappare le bottiglie (tecnicamente chiamata
verme), si rifaceva alla verga attorcigliata, uno strumento similare brevettato nel 1680 da un’armeria inglese e utilizzato per pulire le canne delle armi da fuoco e rimuovere le palle di piombo incastrate. È del 1802 un brevetto inglese in favore di Edward Thomason per un cavatappi con una vite a cremagliera, del 1838 il modello
a farfalla, del 1860 il tipo
americano.

Inizialmente prodotto artigianalmente, il cavatappi diviene fin da subito uno strumento aristocratico, simbolo di prestigio. Pieghevoli, portatili, riccamente decorati arrivano ad essere veri e propri oggetti artistici e preziosi. Nel corso dell’Ottocento il cavatappi diventa accessorio fondamentale per gli uomini borghesi, che alla catenella del panciotto appendono non solo l’orologio, ma più facilmente un prezioso cavatappi, considerato un vero e proprio gioiello.
Avendo finalmente trovato un’innovazione tecnologica ottocentesca relativa alla cucina, realmente diffusa in tutta Europa, ci piace pensare che sicuramente anche Rossini avrà avuto il suo cavatappi preferito, da sfoggiare con i propri ospiti in ogni occasione.
Immagini nella pagina: Cavatappi inglesi e francesi, collezione Beggiato Il cavatappi di Henshall Bastone da passeggio con cavatappi