Il giardino dell’albergo è illuminato, la tavola riccamente imbandita. Viene ingaggiata anche una compagnia ambulante di cantanti e ballerini. Durante la festa il barone propone una serie di brindisi negli stili musicali dei vari paesi di origine di ciascun ospite. Ognuno viene invitato a presentare una canzone o un duetto in onore del nuovo re. I brani sono tratti dagli inni patriottici o da famose canzoni o melodie nazionali: l’inno imperiale di Haydn, l’inglese God Save the King, la canzone francese Charmante Gabrielle, una Polacca, un inno russo, una canzone spagnola, una canzone tirolese completa di jodel.
Tocca quindi a Corinna improvvisare un’ode su un soggetto estratto a sorte riguardante la storia francese, che altri non può essere che Carlo X Re di Francia. Alle sue parole di esaltazione Più dolce aurora sorger la Francia non vide ancor… Della corona sostegno e onore, Carlo le dona novel vigore… Carlo de’ Franchi Delizia e amor! si uniscono tutti in un’apoteosi celebrativa a gloria della Francia e del Prode Regnator e l’intero cast, osserva lo studioso rossiniano Philip Gossett, che rappresenta simbolicamente tutti i popoli d’Europa, esprime l’appassionata speranza per la rinascita della pace e dell’unità fra le nazioni.
Per ironia della sorte questo capolavoro di Rossini ha rischiato di subire la stessa sorte del viaggio dei suoi protagonisti, ossia di svanire. Infatti l’opera per molto tempo fu considerata perduta. Rossini stesso la ritirò dalle scene dopo solo quattro recite e ne vietò la pubblicazione.
Va precisato, tuttavia, che la scomparsa del Viaggio a Reims non ebbe nulla a che fare con la sua intrinseca qualità artistica. Philip Gossett evidenzia che i critici contemporanei furono unanimemente entusiasti del Viaggio. Innanzi tutto si trattava di una pièce de circonstance, indissolubilmente legata ad un evento particolare quale l’incoronazione di Carlo X. Per l’occasione Rossini mise in piedi forze non disponibili normalmente per nessun teatro, diciotto cantanti di grosso calibro - operazione non facile allora come oggi, i migliori musicisti della Francia, quaranta ballerini dell’Opéra. La prima rappresentazione si concluse con uno spettacolo celebrativo di luci su uno specchio d’acqua.
Come chiarisce Gossett, Rossini stesso, accorgendosi che le possibilità di future rappresentazioni rimanevano limitate, ritirò la partitura subito dopo la prima rappresentazione. Alla première seguirono altre due rappresentazioni, entrambe a teatro esaurito. Rossini acconsentì ad una quarta ed ultima perché l’incasso era devoluto alle vittime dell’incendio della città francese di Salins. Evidentemente era intenzionato sin dall’inizio ad utilizzare l’opera per successivi arrangiamenti, come di fatto fece, adattando una metà della musica del Viaggio a Reims per Le Comte Ory, nel 1828.
Fu così che per quasi un secolo e mezzo Il Viaggio a Reims venne ritenuto disperso, fino a che fortunatamente, verso la fine degli anni Settanta, cominciarono ad essere riscoperte in numero sufficiente, nelle biblioteche europee, fonti tali da consentire la ricostruzione del Viaggio, rivela la musicologa Janet Johnson, che ha curato l’edizione critica dell’opera. La ricostruzione del Viaggio a Reims è stata definita qualche anno fa dal musicologo Bruno Cagli la più importante riscoperta musicale degli ultimi decenni.
La storia di questo recupero, storia fatta di lunghi silenzi e colpi di scena, meriterebbe molto spazio. Ci limitiamo a riportarne solo una breve sintesi.
Immagine nella pagina:
Ritratto di Gioachino Rossini