Antonio Cristoforo Saliceti

... un trasformista tra Rivoluzione Francese e Impero

di Martina Rignanese


Per organizzare le operazioni militari volute dal Direttorio, essi adoperarono, oltre ad epistolari cifrati, i telegrafi ottici inventati nel XVIII sec. dai fratelli Chappe (v. Jourdelò n. 29). Questi mulini, diffusi dapprima lungo il tratto Parigi-Lille e poi nel Nord Italia, erano stazioni opportunamente distanziate e disposte lungo una linea predeterminata.
Ghigliottina (Miniatura 219x773 px)I messaggi venivano trasmessi, decifrati e ritrasmessi da un blocco all’altro fino a giungere alla stazione finale. Così, quindi, si preparò nascostamente il terreno per importare la Rivoluzione in Italia. Zamboni e De Rolandis, condannati a morte dall’Inquisizione bolognese, furono sacralizzati da Napoleone, astutissimo propagandista, mentre il suo procuratore Saliceti divenne punto di riferimento per toscani, lombardi, emiliani e liguri (non sarà un caso se si premurerà di maritare le figlie Angelica e Caterina con importanti nobili italiani).

Nel Colpo di Stato del Brumaio, Antoine Christophe sembrò avverso alla nomina consolare del suo protetto ma, secondo i moderni storici, tale inimicizia venne escogitata per confondere gli avversari. Nei primi anni imperiali egli infatti compì missioni rilevantissime. Nel 1800, ambasciatore a Lucca, riorganizzò la città, istituì un nuovo governo e riformò il sistema scolastico e assistenziale dedicando questo programma ad Elisa Bonaparte. A Genova, nel 1805, proclamò l’annessione della Repubblica Ligure all’Impero tramite consenso unanime popolare. Nel 1806 divenne ministro di polizia a Napoli sotto re Giuseppe Bonaparte, nuovo re di Napoli nonché vecchio amico: dopo tre mesi ottenne così anche la carica di massimo consigliere del Ministero della Guerra e, sebbene Murat avesse tentato di allontanarlo per invidia, fu reintegrato da Napoleone nei suoi compiti.

Organizzato un esercito d’emergenza contro i Borboni napoletani e alleati, respinse navi anglo-sicule in Calabria con un’azione di
intelligence e con il coinvolgimento degli abitanti che spalleggiarono le sue truppe. In pochi giorni triplicò il fronte di difesa, come era avvenuto a Tolone, e represse una congiura di sanfedisti ai danni del suo sovrano. I successi lo resero comunque inviso a molti, tra cui il prefetto di Polizia Antonio Maghella, principale sospettato del suo avvelenamento nel 1809. Un’autopsia stabilì una letale colica al fegato come causa del decesso, esito che non scongiurò tutti i dubbi.

Giuseppe e Napoleone Bonaparte organizzarono l’imbalsamazione e le esequie del loro alleato i cui ritratti e documenti furono, per un periodo, bersaglio di una damnatio memoriae impedita dalle riconsiderazioni degli storici, che gli hanno tributato un ritratto in penombra poiché da Robespierre aveva imparato la freddezza assoluta, lo sguardo di ghiaccio, il mai manifestare alcuna emozione, scriveva Guy de Maupassant. Era un attore raffinato e staccato. Sapeva essere accondiscendente e poi impietoso, inflessibile ed inesorabile.



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Maggio 2023 (n° 33)

C. Bossoli, Ingresso del Re a Bologna (1 maggio 1860), 1860. Proprietà: Città di Torino-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, conservato presso: Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino.

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