Il salotto di Nonna SperanzaRicamatrici o cospiratrici?

di Marinette Pendola

G. Induno, La filatrice, 1863 (Miniatura 219x274 px)I nomi di tutte queste figure minori sono sommersi dalla polvere degli archivi e non entrano nella storia come quelli delle nobildonne che hanno lasciato diari e lettere o come le Giardiniere di cui Bianca Milesi, con l’invenzione della carta stratagliata sul modello dei vari punti a giorno per trasmettere messaggi, fu sicuramente la rappresentante più autorevole (v. Jourdeló, n. 30). Le ricerche di alcuni storici, certamente difficili poiché si svolgono il più delle volte in fondi d’archivio dimenticati o insospettabili, stanno portando alla luce nuovi elementi che modificano, arricchendola, la visione tradizionale del nostro Risorgimento. Il ruolo delle donne del popolo assume un certo rilievo.

Spesso indifferenti alle idee politiche diversamente dalle aristocratiche e dalle borghesi, forse spinte più dalla necessità di migliorare le proprie condizioni socio-economiche (ma chi potrebbe asserire con assoluta certezza che non si sia trattato di scelta consapevole?), queste sartine e ricamatrici, relegate dall’organizzazione sociale in ruoli marginali, esprimono tuttavia, grazie alle loro capacità professionali, idee nuove e rivoluzionarie al punto da essere considerate potenzialmente pericolose dal potere istituito. E, nell’umiltà del loro lavoro quotidiano, contribuiscono a portare una ventata di speranza anche nei più remoti borghi del nostro paese.


Immagine nella pagina:
G. Induno, La filatrice, 1863, Galleria d'arte moderna, Genova

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Maggio 2024 (n° 34)

E. Matania, Partenza da Napoli di 180 volontarii colla Principessa Belgioioso, in F. Bertolini, Storia del Risorgimento Italiano, Milano, Treves, 1899, colorata artificialmente.

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