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Il salotto di Nonna SperanzaE se non fosse che era donna, le spalline avria avute e non la gonna

di Marinette Pendola

…E in questa città, sospinto dal suo vento, sventolò per la prima volta il tricolore, ad opera di una donna, Adele Forti Bonanno, che aiutò il marito a preparare le munizioni per l’insurrezione del 7 aprile 1860 e che per questo fu incarcerata con gli altri rivoluzionari, leggo in una cronaca della città di Marsala e immediatamente scatta in me la curiosità di scoprire chi fosse questa sconosciuta.

Cristina Trivulzio di Belgiojoso (Miniatura 218x322 px)La mia ricerca imbocca un vicolo cieco e Adele Forti Bonanno rimane un’ombra tra le ombre. Tuttavia il mio percorso mi fa incontrare un numero impressionante di figure femminili, scomparse dalla memoria storica e quindi sconosciute ai più.

Alcuni personaggi, a dire il vero, hanno sempre brillato di luce propria. Basterebbe ricordare Anita Garibaldi e Jessie White Mario (v. Jourdeló n.7), ma anche la contessa Maffei (v. Jourdelò n.11), il cui salotto, dapprima solo letterario e artistico, dal 1849 assunse uno spiccato taglio politico. Né possiamo dimenticare tutti gli altri salotti presidiati da donne colte e raffinate, che, in varie città d’Italia da nord a sud, diventano luoghi vivi d’informazione e formazione politica oltre che spesso centri di progettazione delle insurrezioni.

Fra queste donne di spicco, un posto di primo piano occupa la straordinaria Cristina Trivulzio di Belgiojoso, figura davvero indissociabile dal Risorgimento, poiché con i suoi scritti, il suo operato, i lunghi periodi di esilio, il contributo economico, volse tutto il suo impegno politico e umano alla causa dell’Unità. Una vita dedicata anima e corpo all’Italia e che appare come una bellissima avventurosa vertigine, secondo le parole delle storiche Grosso e Rotondo. Di lei potremmo ricordare il salotto parigino che accolse esuli, intellettuali e artisti, e permise di diffondere e far capire al resto d’Europa la questione italiana.

La sua forte personalità fu apprezzata tanto da ispirare a Stendhal il personaggio della duchessa Sanseverina nella Certosa di Parma. Delle numerose imprese da lei compiute, mi piace tuttavia ricordare il suo ruolo di direttrice generale delle ambulanze militari durante la Repubblica Romana. In questa veste, rivolge un appello alle donne romane che accorrono in gran numero. L’originalità consiste nel fatto che la principessa accoglie tutte indipendentemente dalla provenienza sociale purché siano in grado di offrire ai feriti un’assistenza infermieristica di prima qualità. Si trovano così a operare insieme nobildonne, sartine, operaie, prostitute.

L’obiettivo della principessa di Belgiojoso è di creare, seguendo il modello dell’Hôtel-Dieu di Parigi, un sistema ben regolato di assistenza, basato sui dati della scienza, come scrive lei stessa in una lettera ai triumviri. Così facendo, anticipa di ben quattro anni, secondo la valutazione degli storici, la riforma infermieristica compiuta da Florence Nightingale durante la guerra di Crimea.

Titolo dell'articolo: dall'epitaffio sulla lapide di Tonina Masanello, di F. Dall'Ongaro

Immagine nella pagina:
Cristina Trivulzio di Belgiojoso

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