L'8 agosto 1848 a Bologna...

di Alessia Branchi

Il trambusto degli scontri in corso, le ronde notturne della Guardia Civica, i vicoli e le piazze chiusi dentro le mura, le masserizie e i carri che scavalcavano la difesa, questo ed altro ancora fanno del testo del Paioli, divenuto alla fine della sua vita cieco e mendico, un modo veramente inedito per rileggere la storia della città, a tratti commovente ma molto appassionante. Nell’evento spettacolare il testo del Paioli è raccontato da una donna: è il punto di vista femminile che mette in luce rabbie e tensioni degli uomini di allora, è uno sguardo attento e presente che parla e rivela stati d’animo vissuti in quei momenti di scontri e di paure.

Cacciata austriaci (Miniatura 219x74 px)


Siamo dopo l’Unità d’Italia, a Bologna, durante una festa di piazza che ricorda l’anniversario di quel lontano 8 agosto in Montagnola. A quindici anni di distanza, la bambina che nel 1848 aveva assistito al celeberrimo episodio che scatenò la repressione dell’8 agosto, riportato in tutte le cronache, divenuta adesso elegante signora, riporta alla memoria cosa accadde nel suo locale. Era figlia del proprietario del Caffè dei Grigioni, locale in via dei Vetturini, all’inizio dell’attuale via Ugo Bassi, teatro di alcuni momenti di rilievo del risorgimento bolognese. Mentre era con suo padre nel locale, verso le 20.30 entrarono Luigi Paioli con un suo amico, un certo Angelo Bitelli soprannominato Angelo Della Bua. Al banco arrivarono un ufficiale e un sergente austriaco e, rivolgendosi all’oste, chiesero: Ei Cameriere due caffè tre colori! Il Bitelli si agitò subito: Non senti quei due porci vengono a insultarci fin qui. Prese immediatamente una sedia, invitando i presenti a fare altrettanto. Allora matto! disse provocando l’austriaco. Ognuno prese una sedia ed iniziò una zuffa a sediate con gli ufficiali austriaci; uno di loro tentò di sguainare la sciabola, ma il Bitelli, mettendosi le mani in tasca, tirò fuori una pistola e disgraziatamente non lo colpì. Continuarono a menarsi con i pezzi di sedie del locale che ognuno trovava a portata di mano; la folla era diminuita e questo permise agli Austriaci di fuggire, forse fuori Porta Galliera, tra le risate di coloro che avevano assistito alla scena.

Tra un valzer ed una quadriglia, tra una contraddanza e una mazurka, emergono i racconti di quanto è successo in città in quella lunghissima giornata dell’8 agosto, fino ad arrivare al ricordo più vivo: lo scontro in Montagnola che, durante l’evento, interrompe all’improvviso il Ballo. Fu una battaglia in cui Bologna dimostrò una forte mobilitazione popolare da opporre vittoriosamente ad un esercito di linea. I Bolognesi, armati alla meglio, si scontrarono con gli Austriaci affrontando il nemico in campo aperto.


Immagine nella pagina:
N. Angiolini, Bologna, Combattimento alla Montagnola dell'8 agosto 1848, litografia, ca. 1850
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Maggio 2012 (Numero 20)

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Monumento ai caduti dell'8 agosto 1848, statua bronzea di P. Rizzoli
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