Sissi, tra mito e realtà

di Ilaria Faraci

A causa dei contrasti tra i coniugi avvenuti in occasione della questione ungherese Francesco Giuseppe impone alla moglie di non occuparsi più di politica e inizia a finanziarle costosissimi viaggi.

Intorno agli anni Settanta Sissi si dedica interamente all’equitazione e prende parte a numerose battute di caccia soprattutto in Moravia, Boemia, Francia, Irlanda e Inghilterra.

Un’altra grande passione di Elisabetta riguarda l’antica Grecia descritta nei poemi dell’Iliade e dell’Odissea. Sulle orme di Omero, Sissi tocca tutte le tappe del mito facendo scalo addirittura ad Itaca. S’innamora così tanto di quelle località che decide di costruire una villa sull’isola di Corfù. Il palazzo viene chiamato Achilleion in onore del suo eroe preferito. Non appena l’edificio è pronto per abitarvici, la gioia del suo possesso svanisce, ella preferisce per i propri viaggi gli alberghi.

Il presunto suicidio del figlio Rodolfo a Mayerling, nel gennaio del 1889, si abbatte sull’imperatrice ignara. Lo choc per quel tipo di morte è maggiore in quanto reso più forte dai sensi di colpa. Rodolfo aveva adorato la madre e per anni aveva atteso invano le sue attenzioni. Elisabetta non si era mai occupata di lui. Quando questo choc la colpisce ha 51 anni, è evidentemente in menopausa, colpita da forti depressioni, priva di speranze, estremamente schiva e sconvolta dall’inquietudine interiore. La sua bellezza leggendaria è sfiorita e oltre alle escursioni di ore e ore non può praticare altro sport. Si trastulla sempre di più con l’idea del suicidio e a Vienna circola la voce di una malattia mentale. Al marito che vive in una grande solitudine procura un’amante, l’attrice Khatarina Schratt, rendendolo eternamente devoto a lei.

Gli ultimi nove anni della sua vita li trascorre come se non avesse patria. Nei panni di mater dolorosa, sempre vestita di nero, viaggia per tutta l’Europa. Benché sia informata del pericolo di attentati, rifiuta di farsi scortare da un agente di sicurezza.

Il 10 settembre 1898 un anarchico italiano, Luigi Luccheni, pugnala a morte l’imperatrice d’Austria Elisabetta.

La notizia rimbalza di corte in corte. Tutti i giornali d’Europa pubblicano l’annuncio della prematura scomparsa e il mondo rimane annichilito di fronte all’assassinio di una donna che, come disse l’imperatore Francesco Giuseppe suo marito, non aveva mai fatto male a nessuno.

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Aprile-Settembre 2006 (Numero 4)

Gran Ballo dell'Unità d'Italia, Barbara Gadani, tecnica mista, 2006

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