In pochi piangono la sua morte. Alla fine del 1800 nessuno conosce realmente questa donna, nessuno la rimpiange. Per gli Austriaci è già morta da molto, molto tempo.
Donna complicata ed estremamente fragile, Sissi aveva sconvolto il mondo dell’epoca rompendo tutti gli schemi. Non riuscendo ad adeguarsi agli usi e costumi della corte viennese preferì diventare un’imperatrice assenteista, ma non solo, Sissi rifiutò anche i ruoli di moglie e madre che le erano stati imposti.
Ricercò, fino alla fine, la felicità e la serenità, che tuttavia le sfuggirono. La sua vita fu una corsa senza fine, un’angoscia che non ebbe mai pace. Scrisse, lesse, camminò, cavalcò, viaggiò… ma nulla la portò alla calma.
Costretta a sposarsi alla tenera età di sedici anni con un uomo di cui forse era innamorata ma di cui non riusciva ad accettare la posizione, Sissi è una delle figure che più rispecchia il decadentismo del diciannovesimo secolo. Donna moderna e di vedute ampie, rimane intrappolata in una corte ignorante e attempata, in un’epoca, che si sta avviando verso il tramonto. Molti studiosi, contemporanei e non, hanno scritto di lei. Paragonata spesso alla principessa Diana per l’anoressia, la bellezza, il narcisismo e il bisogno estremo di essere amata, Elisabetta è un personaggio psicologicamente complesso a cui, forse, solo la famosa biografa austriaca Brigitte Hamann ha ridato la dignità.
Politicamente liberale, amava scrivere ai posteri sognando un mondo senza teste coronate ma solo di popoli democratici. Sono proprio le anime del futuro le destinatarie delle sue poesie.
Sissi, vissuta in un’epoca che non l’ha mai compresa, ricerca qualcuno che possa finalmente accettarla: intrappolata nel passato dona ai posteri la sua intimità privandone per sempre i suoi contemporanei.