Purché non siano degli Italiani!

di Marinette Pendola

La carrozza imperiale rallentò davanti al peristilio per inoltrarsi nel passaggio riservato. All’improvviso, uno scoppio, il silenzio, poi urla di terrore. I cavalli s’impennano, strappano le redini, si lanciano in tutte le direzioni. Uomini, donne, bambini cadono, si rialzano, ricadono. Le fiammelle del gas si spengono di colpo. Una pioggia di vetri infranti precipita da ogni parte. Dieci secondi dopo, un chiarore incandescente illumina per un attimo la tragica oscurità della strada cosparsa di feriti e di cavalli boccheggianti, e si spegne in un boato che scuote gli edifici dalle fondamenta. Un’altra esplosione, pochi secondi dopo.




Tre furono le bombe lanciate contro il corteo: la prima davanti alla carrozza imperiale, fra l’ultima fila dei lancieri, la seconda più vicina alla carrozza verso la sinistra, la terza proprio sotto di essa. Colpita da sedici schegge, la vettura imperiale sembrava una tomba. Dei due cavalli che vi erano attaccati, uno era morto sul colpo dilaniato da venticinque ferite, l’altro era in così gravi condizioni che si dovette eliminarlo sul posto. L’ispettore di polizia Lanet, ferito e sanguinante, si avvicinò alla portiera e l’aprì. Ne uscì brancolando il generale Roguet con il viso coperto di sangue, poi l’imperatore con il cappello trapassato da una scheggia e infine l’imperatrice con una leggera scalfittura ad un orecchio e l’abito di gala macchiato di sangue. Pallidi ma calmi, i sovrani si recarono immediatamente al loro palco, accolti da un applauso scrosciante. Lo spettacolo fu eseguito integralmente e la coppia imperiale vi assistette fino alla fine.

In rue Le Peletier intanto, il bilancio risultò subito tragico. Riaccese le fiammelle a gas, la facciata del teatro e i muri delle case apparvero crivellati dai proiettili.


Immagine nella pagina:
L'attentato del 14 gennaio 1858 in una stampa dell'epoca

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Aprile-Settembre 2006 (Numero 4)

Gran Ballo dell'Unità d'Italia, Barbara Gadani, tecnica mista, 2006

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