Nel 1849, nominato deputato della Repubblica Romana, si era attivato per pacificare alcune zone delle Marche e dell’Abruzzo. Aveva mal sopportato l’intervento francese a difesa del Papa, che aveva compromesso definitivamente l’esperienza romana. Giudicava un tradimento l’atteggiamento di Napoleone che, carbonaro da giovane, aveva assunto atteggiamenti illiberali una volta al potere. In ciò si può probabilmente trovare il germe lontano dell’attentato all’imperatore.
I repubblicani francesi furono subito accusati di complicità, tanto più che uno di loro, Simon Bernard, esule a Londra, era amico intimo di Orsini. Costui aveva procurato le bombe e le connivenze in Belgio e in Francia. Perciò il governo francese votò una legge fortemente repressiva (19 febbraio 1858). Molti repubblicani furono deportati in Algeria.
Il processo agli attentatori si concluse rapidamente. Orsini, Pieri e Rudio vennero condannati a morte, Gomez ai lavori forzati. Mentre Gomez partiva per la Caienna, la pena di Rudio venne commutata in quella della prigione a vita. Il giorno dell’esecuzione, i due condannati salirono le scale del patibolo con passo sicuro. Pieri cantava l’inno dei girondini: Mourir pour la patrie c’est le sort le plus beau… e solo la lama della ghigliottina ne spezzò la voce. Orsini, poco prima di essere legato sul piano inclinato, lanciò rivolto alla piccola folla: Viva l’Italia, viva la Francia!
Era il 14 marzo 1858. Orsini aveva compiuto da poco trentotto anni. Fu sepolto in una fossa comune nel cimitero di Montparnasse.
Contrariamente alle preoccupazioni di Cavour, l’attentato non compromise i rapporti fra i due paesi. Napoleone III, da sempre favorevole all’unità della sua seconda patria, aveva dato risalto alla questione italiana sul piano internazionale. Tuttavia esitava ad impegnarsi a sostegno del Piemonte contro l’Austria, temendo l’ostilità dei cattolici francesi (fra cui la devotissima moglie spagnola) favorevoli agli Asburgo e al Papa. Ma l’attentato ebbe l’effetto paradossale di spingere l’imperatore ad una decisione, tanto più che Orsini dal carcere gli scrisse alcune lettere, una delle quali venne pubblicata su Le Moniteur. Il 21 luglio 1858, l’incontro di Plombières fra Napoleone III e Cavour fissava le modalità d’intervento francese.
Immagine nella pagina:
Felice Orsini di fronte ai giudici nel febbraio 1858