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C’era una volta... a Quarto

di Andrea Olmo

Reduci Garibaldini (Miniatura 219x170 px) Mille. E ottantanove. Il più piccolo aveva undici anni, il più vecchio sessantanove. Di donne una sola. In battaglia ne morirono settantotto. Quarantotto erano analfabeti, dieci ebrei, in ventiquattro poi impazzirono, sedici si suicidarono…

Spesso tendiamo ad immaginare la Storia come fosse un romanzo od un film: una serie di eventi isolati che iniziano, procedono tra colpi di scena ed avvenimenti vari, e poi si concludono, possibilmente con un lieto fine e magari con la scritta THE END, proprio come al cinematografo. Ma la Storia non è un romanzo, né tantomeno un film: la Storia è vita reale, vita vera! Vita vissuta sulla propria pelle, che non si conclude quando termina un determinato evento storico, ma continua. Continua, anche dopo che l’impresa eroica si è compiuta. Continua, anche dopo che i riflettori si sono spenti.

A questo pensava Giovanni Battista Egisto Sivelli, in quella domenica di fine giugno del 1934, seduto a prendere il fresco sulla poltroncina di vimini nel giardinetto di casa sua, nella natia Genova. Aveva novant’anni e, dopo la morte del sardo Francesco Grandi, deceduto a Roma l’8 di giugno, era rimasto l’ultimo: l’ultimo dei Mille di Garibaldi. Erano passati 73 anni da quando, non ancora diciassettenne, si era imbarcato per la Sicilia su quel malmesso piroscafo della ditta Rubattino. Una vita fa!

Poco più in là, erano radunati i suoi parenti, convenuti per il classico pranzo domenicale di famiglia. Parlavano tutti a bassa voce: Fate piano: nonno Egisto riposa!, aveva detto uno dei suoi figli per tenere buoni i bimbi che volevano giocare. Ma nonno Egisto, in realtà, era ben sveglio: fingeva di dormire per starsene un po’ tranquillo in mezzo a quella baraonda di figli, parenti e nipoti vari. Ah, i nipoti… Quando erano piccoli pendevano dalle sue labbra, ascoltando gli avventurosi racconti su Garibaldi e le Camicie Rosse, poi crescendo si erano stancati: Nonno Egisto va bene, è tutto bello. Ma parlate sempre delle stesse cose, dei vostri ricordi di garibaldino… Inutile dire che Sivelli era amareggiato da questi commenti. Poi, però, erano arrivati i pronipoti e così aveva avuto di nuovo un uditorio di bambini che sognavano incantati, ascoltando dell’Eroe dei Due Mondi e dell’Impresa dei Mille. Proprio pochi giorni prima, uno dei più piccoli aveva fatto a botte con un compagno di classe, il quale non credeva che nonno Egisto avesse veramente conosciuto Garibaldi. Un tipo tenace, un vero spiritaccio garibaldino, quel piccolo Sivelli! Proprio come il suo bisnonno!


Immagine nella pagina:
Reduci garibaldini in una fotografia del 1911
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