C’era una volta... a Quarto

di Andrea Olmo

Il palermitano Salvatore Castiglia, il pilota del piroscafo Lombardo, aveva intrapreso la carriera diplomatica con la precisa volontà di continuare a servire l’Italia, come aveva fatto con le Camicie Rosse. Ma il suo passato repubblicano non gli era stato, ahimè, perdonato ed era stato sbattuto in sedi diplomatiche disagiate e secondarie, come Copenaghen e Odessa. Di promozioni, ovviamente, manco a parlarne. Peggio era andata al pavese Angelo Scaglioni, ucciso nel 1870 da un soldato francese, nel corso di una banale lite scatenata dai soliti insulti anti-italiani.

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Giuseppe Bandi, dopo essersi battuto a Bezzecca, era tornato nella natia Livorno dove, nel 1877, aveva fondato il giornale Il Telegrafo, un quotidiano moderato che si opponeva risolutamente all’estremismo ed alla violenza politica. Dopo aver pesantemente criticato il movimento dei Fasci Siciliani ed essersi scagliato contro Sante Caserio, l’assassino del Presidente francese Sadi Carnot, Giuseppe era diventato un bersaglio per gli anarchici. Una bomba era esplosa nella sede del giornale ed un’altra nei pressi di casa sua. Non si contavano le minacce di morte. Amici e parenti gli avevano consigliato di abbassare un po’ i toni, di rivolgersi alla Polizia. Ma il Bandi, che non aveva avuto paura di borbonici ed austriaci, poteva mai battere in ritirata di fronte a quattro scalmanati? Il suo coraggio, purtroppo, non bastò: il primo di luglio del 1894, infatti, l’anarchico Oreste Lucchesi lo accoltellò a morte.

Poi, c’era il piacentino Giovanni Maria Damiani, che in Sicilia aveva salvato Garibaldi da un’imboscata. Nel ’62, nel tentativo di partecipare alla Spedizione d’Aspromonte, era stato arrestato e costretto a dimettersi dal Regio Esercito, mentre suo fratello Pietro, catturato insieme a lui, era deceduto durante la detenzione in carcere. Dopo aver combattuto a Bezzecca e a Mentana, aveva trovato un posto da economo all’Università di Bologna ed in questa città si era dedicato a stilare una delle prime liste dei Mille. Nel 1908, provato da una grave malattia e dalle tante delusioni, si era tolto la vita.
La fine peggiore, forse, l’aveva fatta Raffaele Piccoli, un ex prete calabrese, gigantesco e dal carattere focoso. Dopo lo scioglimento dell’Esercito Meridionale, il Piccoli si era dedicato ad una serie di confuse iniziative politiche che, per quanto innocue e velleitarie, lo avevano reso un pericoloso sovversivo agli occhi della Polizia. Dopo l’occupazione del paesino calabrese di Filadelfia dove, insieme a un pugno di poveracci come lui, aveva proclamato la Repubblica Universale, il Governo gli aveva tolto la Pensione dei Mille, unica sua fonte di sostentamento. Disperato e ridotto sul lastrico, si era suicidato in un albergo di Catanzaro nel 1880, piantandosi nella testa… un chiodo. Si, proprio un chiodo! Ogni volta che ci pensava, Egisto rabbrividiva per l’orrore...


Immagini nella pagina:
Giovanni Maria Damiani, Edoardo Herter, Faustino Tanara, Paolo Bovi Campeggi

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Luglio 2020 (n° 30)

Composizione di divise garibaldine del Museo civico del Risorgimento di Bologna su sfondo di bandiera patriottica del 1848

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