Eppure, nella bella stagione, solitamente da aprile fino a ottobre, vi potrà capitare di imbattervi in coppie o gruppetti di persone intente a ripulire le tombe. Avvolte in vecchi vestiti, talvolta tute da imbianchini, occhialoni, mascherine e armate di spazzole e pennelli, si danno da fare per rimuovere la polvere. Restauratori? Operatori cimiteriali? Nulla di tutto ciò, sono Spolveratori, ovvero soci volontari dell’Associazione Amici della Certosa.
Ma per saperne di più, occorre tornare indietro di un quarto di secolo, agli inizi degli anni 2000. Già allora il cimitero presentava l’urgenza di interventi di restauro, azione che effettivamente venne attivata grazie a Mauro Felicori: furono diversi i cantieri che interessarono il restauro di tombe monumentali e alcune furono riassegnate a nuovi proprietari. Inoltre, va fatto notare che l’allora neonata A.S.C.E. (Association of Significant Cemeteries in Europe) aveva come capofila proprio la Certosa di Bologna.
Insomma, bisognava mettere qualche fermo al decadimento. Fra i restauratori c’era chi notava un fattore significativo: nella prima fase di spolveratura il monumento già assumeva un bell’aspetto, mentre, alla fine di ogni cantiere, il bel marmo tornato a splendere si ricopriva presto di polvere. Polvere che, tuttavia, poteva essere rimossa facilmente in modo da preservare il lavoro fatto. È così che, nel 2009, alcuni appassionati sostenitori della Certosa, un po’ per motivi personali, un po’ per lavoro, decidono di unirsi e fondare l’Associazione Amici della Certosa: l’obiettivo è far conoscere la Certosa nel suo aspetto artistico e culturale, poiché non si tratta solo di un cimitero, ma anche di un libro scolpito della storia e memoria della città.
Storia che, purtroppo, tende a sbiadire: le famiglie intestatarie dei monumenti, nel tempo, si esauriscono o si disperdono altrove, lasciando orfane molte di quelle tombe.
Nasce così un’idea, dall’allora Presidente Roberta Zucchini e dalla socia Lucia Vanghi, entrambe restauratrici: perché non dare la possibilità ai volontari dell’Associazione di spolverare quelle tombe? Ovvero, affidarle, una sorta di adozione, in modo che vengano ripulite, sia che siano state appena restaurate, sia che necessitino solamente di regolare manutenzione. Se ne parla con Roberto Martorelli, responsabile della Certosa per il Museo civico del Risorgimento, e così, nel 2014, nasce il laboratorio sperimentale di spolveratura che si prende cura di circa 200 tombe monumentali, edicole, cippi, lapidi e aree verdi.
Immagine nella pagina:
Esempio di monumento che non gode del lavoro degli Spolveratori.