Preservare la memoria scolpita: il laboratorio di Spolveratura in Certosa

di Roberta Martelli

Come vengono scelte queste tombe?

Fotografia dell’autrice dell’articolo all’opera come Spolveratrice (Miniatura 219x319 px)Innanzitutto bisogna individuarle, fotografarle per capire il materiale di cui sono fatte, se sono accessibili in sicurezza e se sono in evidente stato di abbandono. In seguito si procede alla verifica negli Archivi del cimitero, per controllare se esistono ancora intestatari in vita o se comunque sono prive di cure da almeno cinquant’anni. Infine, si presentano i nominativi alla Commissione Artistica della Certosa per l’approvazione e, da ultimo, si richiede al Comune il rilascio del permesso per spolverare le tombe approvate (il cosiddetto Permesso Verde che viene consegnato annualmente agli Spolveratori).

Ma spolverare in Certosa non è certo come spolverare in casa ed è per questo che si è reso necessario avviare un breve corso di formazione dove spiegare le caratteristiche delle tombe, i materiali e soprattutto cosa fare, cosa non fare, come e con quali strumenti.

Innanzitutto, non essendo restauratori, ma solo Spolveratori, tutto quello che si può fare è, per l’appunto, spolverare! E allora via, armati di pennelli, spazzolini, spolverini, strofinacci e acqua rigorosamente demineralizzata, mascherina, guanti, occhiali e vestiti adeguati, per rimuovere polveri, ragnatele, foglie secche, piantine che si fanno largo fra i marmi, guano di uccelli e poi, con una bella spugnata umida, lo sporco rimasto. Assolutamente vietato l’utilizzo di materiali chimici o simili: per quanto un potente sgrassatore faccia gola, la delicata pelle del marmo potrebbe rovinarsi ancora di più!

Attenzione, però! Frenate l’entusiasmo se vi sentite già in vena di affrontare lo sporco cimiteriale secolare: non tutte le tombe possono essere spolverate! Alcune sono pericolosamente fragili, poiché nei primi periodi dell’Ottocento gli artisti non utilizzavano il marmo, materiale troppo costoso da trasportare fino a Bologna, ma si avvalevano di gesso, scagliola e stucchi. La scuola bolognese era particolarmente abile nel modellare questo materiale povero e farlo sembrare marmo. Solamente in seguito fu imposto dalla sovrintendenza artistica della Certosa l’utilizzo di materiali ritenuti più nobili e resistenti, come il marmo. E a ragion veduta: l’umidità del luogo rovina irrimediabilmente il gesso. Non a caso, molte delle tombe in scagliola hanno perso pezzi, braccia o si sono sbriciolate. Data la loro fragilità, non è permesso spolverarle, diversamente da quelle in marmo o in altri tipi di pietra (materiali ben più resistenti).

Si inizia con una documentazione fotografica del prima: è importante immortalare il monumento per poi continuare con altre fotografie del durante e del dopo. Solo così ci si può rendere conto del lavoro fatto e segnalare eventuali cambiamenti. Oltre a ciò, si compila una scheda della tomba con tutti i dettagli, che a fine lavoro va inviata alla responsabile degli Spolveratori. Si tratta di un documento necessario per poter catalogare lo stato delle tombe e poter fare segnalazioni per eventuali interventi di restauro a Bologna Servizi Cimiteriali.


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Fotografia dell’autrice dell’articolo all’opera come Spolveratrice

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Maggio 2025 (n° 35)

C. Stragliati, Episodio delle Cinque giornate di Milano in piazza Sant'Alessandro, fine XIX sec. (particolare).

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