Scienze e TecnologiaScava, scava...

di fiumi, canali e rotte di navigazione... con lo zampino di Bonaparte

di Samuele Graziani

Scavando il Cavo Napoleonico (Miniatura 218x134 px)La comunità scientifica nazionale ha dibattuto l’argomento per tre secoli, senza arrivare ad una soluzione, dal 1522 quando venne arginato lungo tutto il suo corso e immesso nel Po di Ferrara, sino all’inizio del 1800. Ci furono veri e propri dibattiti scientifici lungo tutto il Seicento e tutto il Settecento, con commissioni per le osservazioni, rilievi, incarichi papali, misurazioni, ispezioni, scritture e trattati. Il progresso scientifico fu grande, basti dire che grazie agli studi conseguenti a questa diatriba fu istituita la prima cattedra di idrometria all’Università di Bologna, siamo nel 1694.


Bisogna onestamente dire questo: la diatriba non era gretto campanilismo politico, era effettivamente rilevante. A seguito di piene particolarmente significative, ad esempio 1714, 1731, 1738, il fiume rompeva gli argini da una qualche parte e si scavava un nuovo alveo. Il quale veniva progressivamente e nuovamente arginato, quindi un misto di accadimenti naturali e di interventi umani. Però inondazioni devastanti e deviazioni di percorso corrispondevano a impaludamento di aree e perdita di terreni. Oltre al problema delle rotte di navigazione che, ricordiamoci, erano il punto chiave dei trasporti. Insomma, per trecento anni le ragioni scientifiche si accavallavano a quelle politiche e non si arrivava ad una soluzione. La bibliografia è interessante ed estesa, ci sono interi volumi che narrano la travagliata storia di questo fiume. Fino al 1805, quando lui, Napoleone Bonaparte, arriva a Bologna, incontra la commissione idrica istituita da Antonio Aldini che lo convince, e il 25 giugno 1805 sottoscrive il decreto che ordina l’immissione del Reno nel Po Grande attraverso la costruzione di un canale in linea retta lungo circa dieci miglia.


I lavori iniziano, ma pochi anni dopo, nel 1814, Napoleone cade… e i lavori si fermano. E basta, non se ne fa più niente per oltre un secolo. Proseguiranno intanto i lavori di bonifica della pianura ma senza arrivare ad una soluzione della questione Reno. Fino alle disastrose esondazioni del 1949 e 1951 che faranno riprendere in mano ai tecnici (e ai politici) i progetti napoleonici e finalmente portare a compimento il canale che prende nome di Cavo Napoleonico. È il 1966! Sono 18 km pressoché orizzontali, che possono al bisogno far defluire il Reno verso il Po o anche il Po verso il Reno. È utilizzato raramente, ma funziona sia da scolmatore che da cassa di portata ed è fondamentale per garantire la sicurezza idrica di tutta la zona.

Ed ecco che passando da Napoleone siamo arrivati alla parola essenziale per questa nostra trattazione, canale: un passaggio scavato artificialmente per farvi scorrere l’acqua, destinata a scopi industriali o alla navigazione.



Immagine nella pagina:
Scavando il Cavo Napoleonico, fotografia del 1953

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Maggio 2025 (n° 35)

C. Stragliati, Episodio delle Cinque giornate di Milano in piazza Sant'Alessandro, fine XIX sec. (particolare).

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