Scienze e TecnologiaScava, scava...

di fiumi, canali e rotte di navigazione... con lo zampino di Bonaparte

di Samuele Graziani

E se pensiamo ai canali navigabili, tra tutti quelli presenti al mondo, quali ci vengono in mente immediatamente? Quello di Panama e quello di Suez. Entrambi realizzati nell’Ottocento. Parleremo qui solo di quello a noi più vicino: il Canale di Suez.

Veduta dei lavori sul Canale di Suez (Miniatura 219x87 px)Asia e Africa sono unite da un lembo di appena 150 km di terra. 150 km che dividono il Mar Mediterraneo dall’Oceano Indiano. 150 km che nell’economia del trasporto di merci hanno un peso enorme in termini di tempo e denaro. Siamo in Egitto. I commerci tra Europa e Asia fanno parte della storia dell’uomo sin dall’antichità, con quella che per la prima volta nel 1877 viene battezzata come via della seta. Un percorso di una lunghezza inimmaginabile, che può essere affrontato da terra, attraverso deserti e catene montuose, o via mare. Il trasporto via mare è sicuramente più efficace ed economicamente conveniente, il problema è che c’è l’Africa di mezzo! La circumnavigazione è costosa, lunga e pericolosa. Delle due conviene fare l’Oceano Indiano, salire per il Mar Rosso fino a Suez, scaricare tutto, percorrere quei 150 km via terra, imbarcare tutto di nuovo e prendere il Mediterraneo.


La scomodità è evidente. Un canale per unire il Mar Rosso al Nilo è già presente al tempo dei Faraoni, nel 600 a.C. Ha una storia travagliata che dura un migliaio di anni fino al suo completo abbandono nell’VIII secolo. Nel XVI secolo i mercanti veneziani provano a interessare i Pascià egiziani ma non se ne fa niente. Fino al 1799 in cui, di nuovo lui, Bonaparte, durante una spedizione in Egitto si interessa alla costruzione del Canale. Vengono fatti i rilievi topografici ma arrivano ad una conclusione sbagliata: tra i due mari c’è un dislivello di 10 metri, che rende necessario l’utilizzo di chiuse. Costi di realizzazione alle stelle, non se ne fa niente. Ci si riprova nel 1833, altro progetto francese. Niente, gli egiziani non sono interessati. Si tratta di accollarsi un costo enorme, serve una lungimiranza che non è facile avere e un investimento economico che non è facile affrontare. Ci si riprova nel 1846, costituendo la Société d’études pour le canal de Suez che fa una campagna di misurazioni molto più accurata: il dislivello tra i mari non c’è. Non servono le chiuse. Tempi e costi di realizzazione drasticamente ridotti. Si può Fare! Come urlerebbe Gene Wilder. Il nome da ricordare è quello del diplomatico francese Ferdinand de Lesseps. Nel 1854 ottiene dall’Egitto la concessione e la gestione dell’opera per 99 anni, vende il 49% delle quote societarie per finanziarsi e cinque anni dopo inizia i lavori, siamo nel 1859. Il progetto finale è quello dell’italiano Luigi Negrelli.



Immagine nella pagina:
Veduta dei lavori sul Canale di Suez, Le Monde Illustré, 28 set 1867

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Maggio 2025 (n° 35)

C. Stragliati, Episodio delle Cinque giornate di Milano in piazza Sant'Alessandro, fine XIX sec. (particolare).

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