Danjou fu costretto ad ordinare ai suoi uomini di fermarsi e disporsi in quadrato, in attesa dell’attacco messicano; la carica dei cavalleggeri non si fece attendere, ma il superiore addestramento e le migliori armi dei soldati francesi ebbero la meglio sulla superiorità numerica nemica. I messicani dovettero ritirarsi dopo aver subito pesanti perdite, ma riuscirono comunque a prendere prigionieri alcuni Legionari rimasti isolati dal grosso della 3a compagnia. Intanto Danjou ed i 46 Legionari superstiti, dopo quindici minuti di corsa a perdifiato, riuscirono a raggiungere la temporanea salvezza nella hacienda disabitata, dove si attestarono a difesa. A questo punto, non potevano fare altro che attendere le mosse del nemico e sperare nel soccorso dell’Esercito Francese…
Verso le 9.30, il comandante messicano, il Colonnello Milan, informato dello scontro in atto, raggiunse Camerone alla testa di altri 400 cavalleggeri, tra soldati regolari e guerriglieri. Quindi, innalzata bandiera bianca, Milan inviò il Capitano Ramon Laine ad offrire ai Legionari le condizioni di una resa onorevole, ma il Capitano Danjou lo mandò al diavolo, dicendogli: Abbiamo munizioni a sufficienza. Moriremo, ma non ci arrenderemo.
Lo scontro riprese, quindi, con rinnovato vigore.
Alle 11 altri dodici Legionari erano morti; Danjou chiese, allora, ai suoi uomini di giurare sulla sua mano di legno che avrebbero combattuto jusqu’à la mort, fino alla morte: tutti i superstiti, senza eccezione, giurarono!
Mezz’ora dopo, purtroppo, il Capitano fu raggiunto da un proiettile al torace e morì sul colpo. Il Tenente Vilain prese il comando e si trovò subito ad affrontare una terribile minaccia: sfondato un muro della hacienda, infatti, i messicani stavano tentando di assalire di sorpresa i francesi, che solo con grande fatica riuscirono ad aver ragione degli attaccanti.
Immagine nella pagina:
J. A. Beaucé, La Bataille de Camerone, 1865