Bianca muore di colera l’8 giugno 1849, all’età di cinquantanove anni. Il marito, che l’assiste amorevolmente fino alla fine, muore poche ore dopo di lei. Sono entrambi sepolti nel cimitero di Montmartre, lo stesso in cui si trova la tomba di Marie Duplessis, la Signora delle Camelie, deceduta appena due anni prima, ancora oggi omaggiata con una fresca rosa rossa ogni mattina.
Di Bianca invece sembra che si sia persa la memoria. Eppure riscosse la stima dei suoi contemporanei, non soltanto dell’innamorato Asachi per cui era adorata e benigna stella, ma di Manzoni che accompagnava sempre il suo nome con gli aggettivi buona e brava e la definiva scherzosamente la madre della patria, di Mazzini per il quale il nome di Bianca dovrebbe essere caro all’Italia e di tanti altri fra cui le numerose educatrici per le quali fu una sister in mind - una sorella d’intelletto. Quello che tuttavia emerge dalla biografia di Bianca in modo davvero straordinario è l’impressionante rete di amicizie che seppe crearsi in tutta Europa e che mantenne viva nel tempo attraverso la ricchissima corrispondenza che non è mai stata raccolta e pubblicata. Eppure una scelta delle lettere, italiane e francesi, sarebbe - scrive Carlo Cattaneo - onorevole e utile dono all’Italia.
Sarebbe soprattutto un documento di grande interesse non soltanto perché ci permetterebbe di dare il giusto valore a questa donna nella sua dimensione umana e culturale, ma ci darebbe l’opportunità di cogliere la profondità dei legami intellettuali che hanno permesso la nascita di un’Europa delle idee prima ancora dell’esistenza stessa delle nazioni come oggi le conosciamo.
Immagine nella pagina:
Disegno di Bianca dal libro Amori